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Quando la Cooperazione rafforza salute, diritti e uguaglianza

Per molte donne nel mondo, l’accesso a servizi sanitari di qualità non è ancora scontato. Distanze, strutture insufficienti, barriere economiche e culturali continuano a rendere la gravidanza e il parto momenti ad alto rischio. È proprio a partire da questa consapevolezza che l’impegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo nel settore della salute pubblica si orienta sempre più verso un approccio strutturato che integra la prospettiva di genere.

Un’attenzione particolare è dedicata alla salute materno-infantile, un ambito in cui le disparità restano ancora molto marcate in molti Paesi. Migliorare l’accesso ai servizi, rafforzare le competenze del personale sanitario e avvicinare le strutture alle comunità significa non solo salvare vite, ma anche ridurre vulnerabilità e discriminazioni che colpiscono in modo sproporzionato le donne.

Un esempio concreto di questo impegno è l’iniziativa regionale “Creazione di una rete sanitaria in Kenya, Tanzania e Uganda”, conclusasi all’inizio del 2026, che ha incluso fra le attività la formazione del personale sanitario e para-sanitario, campagne di sensibilizzazione nelle comunità, la fornitura di attrezzature mediche e l’introduzione di servizi innovativi come le ecografie mobili, fondamentali nelle aree più remote. Il risultato ha impattato su 34 strutture sanitarie — 12 in Kenya, 10 in Tanzania e 12 in Uganda — migliorando l’accesso e la qualità dei servizi materno-infantili.

Particolarmente efficace si è rivelato l’approccio basato sull’apprendimento tramite simulazione e tutoraggio, che ha contribuito a rafforzare il lavoro di squadra e la responsabilità professionale all’interno delle strutture sanitarie. Allo stesso tempo, la dimensione regionale del progetto ha favorito lo scambio di esperienze tra i tre Paesi.

“Grazie a questo progetto, ho potuto apprendere dai colleghi del Kenya l’importanza del sistema delle peer mothers per il supporto alle donne in gravidanza a livello comunitario, modello che sarebbe utile replicare anche in Uganda”, racconta Rose, infermiera ugandese.

L’esperienza maturata con questa iniziativa prosegue con Macoresi, un nuovo progetto recentemente avviato in Tanzania. L’intervento è realizzato da un consorzio guidato dall’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, insieme a università locali, all’Ospedale di riferimento regionale di Tosamaganga e a organizzazioni della società civile con una lunga esperienza nel settore sanitario, tra cui il CUAMM.

Il progetto punta a migliorare ulteriormente la salute materno-infantile, con un’attenzione particolare alla prevenzione, diagnosi e trattamento delle complicazioni ostetriche. Tra queste, una delle più dolorose e spesso invisibili è la fistola vescico-vaginale, una condizione che non solo compromette la salute delle donne, ma le espone anche a isolamento e stigma sociale.

Per affrontare questa sfida, l’iniziativa interviene sia sul piano sanitario sia su quello comunitario. Da un lato, promuove l’accesso a parti sicuri nelle strutture sanitarie, anche attraverso il sostegno alle case di attesa per le donne in gravidanza e la formazione del personale sanitario con un approccio sensibile alle questioni di genere. Dall’altro, affronta temi cruciali come la violenza di genere e le mutilazioni genitali femminili. Il progetto Macoresi non si limita alla dimensione clinica. Attraverso servizi di counselling rivolti alle donne affette da fistola e alle loro famiglie, l’intervento mira anche a rafforzare le conoscenze sulla salute sessuale e riproduttiva e a sostenere il percorso di recupero fisico e psicologico.

Guardando al futuro di queste donne, il progetto promuove inoltre azioni per contrastare lo stigma e le barriere socio-culturali legate alla fistola, favorendo il reinserimento socio-economico e accompagnandole verso maggiore autonomia e inclusione.

In questo modo, la cooperazione sanitaria diventa anche uno strumento di cambiamento sociale: un investimento non solo nella salute, ma nella dignità, nei diritti e nel futuro delle comunità.

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