Sementi, biodiversità e politiche pubbliche: dallo Zimbabwe una traiettoria Africa–Europa
I sistemi sementieri gestiti dagli agricoltori (Farmers’ Managed Seed Systems – FMSS) e le case delle sementi comunitarie rappresentano una delle infrastrutture più importanti – e al tempo stesso meno riconosciute – per la sicurezza alimentare globale e per la costruzione della sovranità alimentare delle comunità e territori. In molte regioni rurali del mondo sono questi sistemi a garantire l’accesso a sementi adattate ai contesti locali, la conservazione della biodiversità coltivata e la capacità di risposta a shock climatici sempre più frequenti. Eppure, proprio tali sistemi continuano a operare in una zona grigia dal punto di vista normativo e politico, tanto in Europa come nel continente africano dove Cospe, Terre des Hommes Italia, Rete Semi Rurali (RSR), Sustainable Agriculture Technology (SAT), Community Technology Development Organisation (CTDT) e Women and Land Zimbabwe (WLZ), hanno realizzato e concluso, in Zimbabwe, nella provincia di Masvingo – distretti di Masvingo, Chiredzi, Mwenezi, durante il 2025, il progetto Semi per il futuro – agricoltura sostenibile per la resilienza delle comunità rurali, cofinanziato da AICS.
Condizioni climatiche imprevedibili, kit tecnologici basati su input chimici e sementi migliorate, accesso limitato a risorse finanziarie e a servizi di assistenza tecnica formati in pratiche sostenibili ed agroecologiche, ma soprattutto quadri legislativi pensati quasi esclusivamente per il sistema sementiero formale rendono difficile la sopravvivenza e la valorizzazione delle varietà locali. Le normative nazionali, in Africa come in Europa, continuano infatti a basarsi su criteri di registrazione delle varietà – il sistema basato su Distinzione, Uniformità e Stabilità (DUS) – che mal si adattano a materiali eterogenei e a processi di selezione partecipativa e decentralizzata, pratica che il progetto Semi per il futuro ha voluto sostenere ed ampliare, grazie soprattutto ai partner Rete Semi Rurali e CTDO.
In Africa, il paradosso è evidente: il sistema formale copre mediamente solo il 20% della domanda di sementi, mentre l’80% è soddisfatto dai sistemi gestiti dagli agricoltori, che garantiscono una maggiore diversità genetica e un più forte adattamento locale. È a partire da questa contraddizione che, dal 25 al 27 novembre 2024, ad Harare, si è svolto il workshop regionale promosso dal progetto Seeds for the Future, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e coordinato da COSPE, Rete Semi Rurali e CTDT insieme ad altri partner europei ed africani.
Il seminario, dal titolo “Dalla selezione per la diversità alle normative sulle sementi: come promuovere un ambiente favorevole ai sistemi sementieri gestiti dagli agricoltori”, ha riunito agricoltori e agricoltrici, ricercatori, funzionari pubblici e rappresentanti di reti della società civile provenienti da diversi Paesi africani ed europei. L’obiettivo non era solo tecnico, ma apertamente politico: creare uno spazio di dialogo tra livelli locali, nazionali e internazionali per ripensare le regole del gioco che governano l’accesso alle sementi.
Come ha sottolineato Riccardo Bocci, direttore tecnico di Rete Semi Rurali, in apertura dei lavori, “la diversità coltivata non è un residuo del passato, ma una risorsa strategica per il futuro. Se le regole riconoscono solo l’uniformità, finiscono per escludere proprio ciò che rende resilienti i sistemi agricoli di fronte al cambiamento climatico”.
Il workshop si è svolto nel quadro del Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura (ITPGRFA), con il supporto della FAO e del Segretariato del Trattato. Un elemento tutt’altro che formale: infatti, anche se non molti operatori della cooperazione internazionale non ne sono consapevoli, il Trattato riconosce esplicitamente, da un lato, i Farmers’ Rights (Art. 9) e l’uso sostenibile dell’agrobiodiversità (art. 6), e dall’altro il ruolo della cooperazione internazionale e del capacity building (Art. 7) come leve per sostenere sistemi sementieri equi e sostenibili.
Durante l’incontro sono emerse convergenze significative tra Africa ed Europa. I modelli legislativi sono sorprendentemente simili, perché molti Paesi africani hanno storicamente adottato il paradigma europeo tradizionale, centrato su uniformità e certificazione. Tuttavia, mentre diversi Stati africani continuano a rafforzare questo approccio, l’Unione Europea sta attraversando una fase di profonda revisione della propria legislazione sementiera, aprendo – almeno potenzialmente – maggiori spazi per la diversità, le varietà da conservazione e i sistemi gestiti dagli agricoltori, in modo particolare nell’ambito delle normative relative all’agricoltura biologica.
È in questo scarto temporale e politico che si inserisce il valore strategico del lavoro avviato in Zimbabwe. Il workshop di Harare non si è limitato a un confronto di esperienze, ma ha prodotto raccomandazioni condivise su temi chiave: il riconoscimento giuridico dei sistemi sementieri contadini, il rafforzamento delle case delle sementi comunitarie, il passaggio da sistemi rigidi di registrazione a meccanismi più flessibili e l’adozione di sistemi di qualità e certificazione partecipata.
Secondo Andrew Mushita, direttore di CTDT in Zimbabwe, “in molti Paesi africani il seme contadino è la norma, non l’eccezione. Senza un riconoscimento legale e investimenti mirati, il sistema che oggi garantisce la maggior parte delle sementi rischia di diventare fragile proprio nel momento in cui il cambiamento climatico ne rende il ruolo ancora più cruciale”.
Le raccomandazioni elaborate ad Harare sono state quindi utilizzate come input nel processo in corso dell’Unione Africana sui sistemi sementieri gestiti dagli agricoltori e sono state presentate come buona pratica regionale all’undicesima sessione dell’Organo Direttivo del Trattato FAO, svoltasi a Lima nel novembre 2025. In questo senso, il progetto Seeds for the Future ha contribuito alla nascita di una vera e propria “comunità di pratica” Africa–Europa, capace di dialogare con i processi politici continentali.
È in questa traiettoria che si colloca la prospettiva del nuovo incontro regionale previsto ad Harare tra nel 2026. L’obiettivo non sarà solo fare il punto sui progressi normativi, ma consolidare un’agenda condivisa tra reti contadine, istituzioni pubbliche, organismi regionali e cooperazione internazionale. L’evento punta a rafforzare il legame tra politiche sementiere, adattamento climatico e sicurezza alimentare, creando uno spazio strutturato di confronto tra Africa ed Europa in un momento di profondo cambiamento dei quadri regolatori globali.
Per la Cooperazione italiana, questa prospettiva apre opportunità rilevanti. Come sottolinea Fulvio Vicenzo, responsabile della transizione ecologica di COSPE, “il Trattato FAO non è un tema per addetti ai lavori: parla di cooperazione internazionale, di diritti dei contadini e di responsabilità condivise, e inoltre l’Italia è uno dei principali finanziatori. Oggi, mentre l’Europa riscrive le regole sulle sementi, è fondamentale che il sistema della cooperazione italiana investa su questi processi, costruendo coerenza tra politiche agricole, commercio e sicurezza alimentare nelle relazioni tra continenti”.
In un contesto segnato da crisi climatiche, instabilità dei mercati e tensioni geopolitiche, sostenere sistemi sementieri diversificati e gestiti dagli agricoltori e soprattutto dalle donne protagoniste in tale percorso, non è solo una scelta tecnica, ma una scelta strategica. L’esperienza dello Zimbabwe dimostra che progetti di cooperazione ben radicati possono incidere su politiche regionali e continentali, contribuendo a ridisegnare le regole che governano il futuro del cibo.
L’esperienza avviata in Zimbabwe suggerisce alcune piste operative concrete che la cooperazione italiana potrebbe consolidare nei prossimi anni, in coerenza con le priorità strategiche di AICS su clima, sistemi alimentari sostenibili, parità di genere e sviluppo territoriale. Una prima direttrice riguarda l’integrazione strutturale dei Farmers’ managed seed systems nei programmi su adattamento climatico e agroecologia, riconoscendoli come infrastrutture chiave per la resilienza dei sistemi agricoli. In termini operativi, ciò dovrebbe tradursi in azioni specifiche all’interno dei bandi su sicurezza alimentare e cambiamento climatico, capaci di sostenere case delle sementi comunitarie, programmi di selezione partecipativa e reti di scambio sementiero a livello territoriale, in sinergia e complementarietà con il Benefit-sharing Fund (Fondo per la condivisione dei benefici) gestito dal Trattato stesso.
Un secondo ambito riguarda il rafforzamento del dialogo tra ricerca, politiche pubbliche e pratiche di campo. Attraverso partenariati strutturati FAO–AICS e collaborazioni con università, centri di ricerca, come il CIHEAM per esempio, specializzato nell’agricoltura biologica, e reti contadine, la Cooperazione italiana potrebbe sostenere linee guida operative su FMSS e agroecologia, utili sia ai progetti che ai decisori pubblici nei Paesi partner. Questo approccio consentirebbe di collegare in modo più sistematico gli interventi locali ai processi normativi nazionali e regionali, contribuendo a riforme legislative più inclusive e coerenti con i farmers’ rights.
Un terzo asse strategico riguarda il nesso tra biodiversità, genere e inclusione socio-economica. In molti contesti, le donne svolgono un ruolo centrale nella selezione, conservazione e circolazione delle sementi locali. Rendere questo contributo visibile e sostenuto – ad esempio attraverso criteri di genere espliciti nei bandi, supporto a organizzazioni di donne e giovani e investimenti mirati nelle economie locali – permetterebbe di rafforzare l’impatto sociale degli interventi su FMSS e agroecologia.
Infine, collegare i sistemi sementieri gestiti dagli agricoltori allo sviluppo territoriale e alle filiere locali rappresenta una leva fondamentale per rendere la biodiversità un motore di sviluppo e la trasformazione agroecologica dei sistemi agroalimentari a livello locale, e non solo un tema di conservazione. Il sostegno a catene del valore territoriali, mercati locali e sistemi alimentari sostenibili può trasformare i semi in un punto di ingresso per politiche integrate su clima, occupazione rurale e coesione sociale. In questo quadro, AICS con l’intero sistema Italia, avrebbe l’opportunità di posizionarsi come attore di riferimento nel promuovere un approccio ai sistemi alimentari che tenga insieme biodiversità, agroecologia e giustizia sociale, rafforzando il ruolo della cooperazione italiana nei processi regionali e multilaterali in corso.
