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Giordania: vulnerabilità di genere e occupazione, donne al lavoro per la resilienza

Nel marzo 2017 il governo italiano ha sottoscritto un memorandum d'intesa (MoU) con il governo giordano per il periodo 2017-2019 volto a rafforzare la cooperazione bilaterale e di sviluppo esistente tra l'Italia e la Giordania e a contribuire al raggiungimento degli obiettivi indicati nei documenti programmatici del governo giordano e concordi con le linee guida della Cooperazione. Dopo il peggioramento del conflitto siriano nel 2012, l'importo totale di 37 milioni di euro è stato concesso al governo giordano a sostegno dei rifugiati in fuga dalla Siria e delle comunità ospitanti colpite dalla pressione dovuta alla crisi. Nel 2017, la Cooperazione Italiana ha stanziato oltre 11 milioni di euro per assistere le OSC e le agenzie internazionali nella realizzazione di progetti nei settori dell'istruzione, della sanità, delle infrastrutture, della sussistenza, della sicurezza alimentare e della protezione.

In un paese già provato dalla crisi di settori produttivi quali agricoltura e industria, complice anche la chiusura dei confini con Siria e Iraq, la pressione del conflitto oltreconfine ha incrementato in Giordania la vulnerabilità delle strutture nazionali e posto nuove sfide alla creazione di attività generatrici di reddito. La numerosa presenza di rifugiati siriani ha infatti esacerbato la già presente competizione per le risorse da parte della popolazione, e il tasso di disoccupazione ha recentemente raggiunto il livello più alto degli ultimi 25 anni.

Dei circa 3,5 milioni di persone in età lavorativa in Giordania, meno di 1,5 milioni sono economicamente attivi. Poiché la crescita economica è una delle priorità chiave, creare nuove opportunità di generazione del reddito e garantire condizioni di lavoro dignitose per tutti i lavoratori sono le nuove sfide per aumentare il tasso di partecipazione economica dei tre gruppi di lavoratori presenti nel paese: Giordani, lavoratori migranti e rifugiati siriani.

Come evidenziato nella Strategia Nazionale per l’Occupazione in Giordania (National Employment Strategy) del Ministero della Pianificazione e Cooperazione Internazionale (MoPIC) per il periodo 2011-2020, i maggiori ostacoli alla creazione di opportunità di lavoro nel paese risiedono nella debolezza di iniziative e di un ambiente istituzionale appropriato per la formazione e la valutazione di politiche mirate a combattere la disoccupazione strutturale, specialmente tra i giovani e le donne.

UN women Oasis Za’atari Refuge Camp

Nonostante una recente riduzione del divario di genere nella partecipazione alla forza lavoro, il tasso di impiego femminile in Giordania è infatti ancora pari al 13,2%, laddove anche all’interno della popolazione di rifugiati siriani soltanto il 14% delle donne è inserito nel mercato del lavoro. Inoltre, circa il 15% dei circa 1,4 milioni di Siriani attualmente ospitati nel paese risiede nei campi profughi fra cui Za’tari e Azraq, i quali offrono limitate opportunità di autosostentamento soprattutto alle donne. Basti considerare che all’interno del campo di Za’atari le donne partecipano soltanto a circa il 25% delle attività generatrici di reddito.

Una gran parte delle donne residenti in Giordania è in definitiva fuori dal mercato del lavoro e la maggioranza di queste donne (57%) è attivamente alla ricerca di opportunità di impiego. Il gender gap sembra quindi essere alimentato da ostacoli esterni piuttosto che dall’attitudine individuale. Oltre all’aumento della forza lavoro disponibile dovuta all’afflusso di rifugiati e la conseguente espansione della popolazione, a scoraggiare le donne nell’inserimento sul mercato del lavoro giordano entrano in gioco fattori quali stereotipi sociali, sistema di tassazione non favorevole, ostacoli amministrativi, obblighi familiari e mancanza di trasporti pubblici affidabili: tutti ostacoli che spingono le donne a cercare opportunità di autosostentamento nel settore del lavoro informale. Proprio nel febbraio scorso il parlamento giordano ha rinnovato l’impegno a rivedere e discutere gli emendamenti al codice del lavoro che promuovono la partecipazione economica delle donne, comprese le disposizioni per facilitare l’assistenza all’infanzia e assicurare equità salariale. Questo impegno si accompagna alla volontà del governo giordano di sostenere l’accesso dei rifugiati a mezzi di sussistenza sostenibili consentendone la partecipazione legale al mercato del lavoro.

Alla luce di quanto evidenziato, risulta quindi fondamentale incrementare in Giordania gli interventi di sviluppo a medio e lungo termine, e che tali interventi siano fondati sulla promozione dell’uguaglianza sociale e della valorizzazione del ruolo delle donne. L’impegno dell’AICS nel rispondere alla crescente domanda di aiuti umanitari e di resilienza in Giordania si concretizza nel finanziamento di progetti incentrati sulla riabilitazione dei servizi essenziali e sul soddisfacimento dei bisogni primari della popolazione vulnerabile. In linea con le priorità strategiche identificate nel MoU, la sede di Amman sta attualmente implementando programmi volti a promuovere la coesione sociale, includendo in maniera mirata e trasversale la tematica di genere e intervenendo sulla marginalizzazione del ruolo delle donne. Le iniziative di cooperazione messe in atto in partnership con le controparti nazionali e internazionali, sia nei settings urbani più vulnerabili che nei campi di Za’atari e Azraq, pongono un’attenzione particolare al binomio donne e occupazione nei programmi di protection e livelihoods.

UN women Oasis Za’atari Refuge Camp

Nell’ambito di tali iniziative volte a sostenere l’inclusione economica e rafforzare i meccanismi di gender mainstreaming, un numero significativo di donne giordane e siriane può usufruire di formazione professionale mirata a sviluppare capacità tecniche e soft skills, nonché di avviamento al lavoro e di azioni ad impatto più immediato mediante il “cash for work”, in cui i beneficiari più vulnerabili sono remunerati per attività generatrici di reddito incluse nella programmazione delle controparti che implementano i progetti di cooperazione.

L’empowerment delle donne è così veicolato dalla crescente opportunità offerta loro di costruire la propria resilienza individuale e partecipare a quella comunitaria e nazionale, e mirata a correggere nel medio-lungo termine gli squilibri nella distribuzione dei mezzi di sussistenza. “La partecipazione a questo training mi ha aiutato ad acquisire sicurezza nell’approccio con gli altri e maggiore fiducia in me stessa. Ora so che c’è una prospettiva, e posso sognare un business tutto mio e finalmente essere capace di contribuire economicamente al sostentamento della mia famiglia”. Aseel, madre di famiglia proveniente da un contesto disagiato, è stata individuata come beneficiaria di un corso di formazione professionale su indicazione degli operatori di un precedente progetto di sostegno psicosociale, ed è ora entusiasta del training appena terminato. Il processo che ha innescato questo meccanismo di case management è indicativo dell’approccio integrato che valorizza le attività dell’AICS, a conferma dell’utilizzo virtuoso delle potenzialità di una programmazione efficace e in sostanza di un ulteriore risultato positivo nell’ottica della cooperazione allo sviluppo.

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