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©Francesca Nardi

Sudan-Karthoum: essere donna in Sudan

Il Sudan non ha firmato la Convention on the Elimination of all forms of Discriminations against Women (CEDAW). La situazione in cui versano le donne in Sudan è di alta esposizione alla vulnerabilità e marginalità sociale.

Le donne sono oggetto di diversi tipi di discriminazione che ne precludono l’equo accesso a beni e servizi (in particolare educazione, sanità e mercato del lavoro). Le scarne statistiche disponibili si limitano ad alcuni dati disaggregati e non includono dati relativi a violenza di genere e trafficking, rendendo difficile la comprensione della magnitudo del fenomeno della discriminazione di genere. I dati rilevati dallo Human Development Report (UNDP) sull’indice di uguaglianza di genere nel 2014 (GII: 0.628) classificano il Sudan al 135mo posto su 155 Paesi.

Nelle aree rurali le discriminazioni e ineguaglianze di genere risultano ulteriormente aggravate quando sommate a situazioni di estrema povertà e appartenenza a gruppi fortemente vulnerabili nel caso, ad esempio, di donne con disabilità o migranti.
La condizione della donna in Sudan è determinata da un numero di fattori tra cui norme sociali e pratiche tradizionali, legislazione e leggi consuetudinarie.

 

©Laura Salvinelli

 

L’integrazione femminile nel settore produttivo risulta tra le più basse dell’Africa orientale: la partecipazione delle donne alla forza lavoro si attesta al 31.3%; nel settore formale non-agricolo, la percentuale scende sino al 17%, indicando come la maggior parte delle lavoratrici siano impiegate nel settore agricolo e nell’economia informale.

La situazione delle donne migranti è ancora peggiore, condizionata dall’alto rischio di subire discriminazioni e violenze di genere di diverso tipo, inclusa l’esposizione al traffico e alla prostituzione,  e aggravata dalla non facile possibilità di denunciare le violenze subite per motivi spesso connessi alla loro presenza clandestina nel Paese.

In merito alle pratiche discriminanti e nocive è fondamentale menzionare le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF). Tale pratica risulta a tutt’oggi parte integrante di norme e valori del sistema sociale sudanese ed è ampiamente praticata. Le conseguenze sulla salute fisica e mentale delle donne che la subiscono è oggi giorno ben documentata e determina serie complicanze durante il parto, fino a gravi disabilità fisiche e psicologiche.

 

©Laura Salvinelli

 

L’assenza di dati ufficiali sul fenomeno rende difficile la valutazione del grado di magnitudo del fenomeno, ragione per cui si rende necessario un supporto alle statistiche.

Tuttavia, gli ultimi dati UNICEF risalenti al 2015 riportano un’incidenza a livello nazionale del 86,6%, con una prevalenza del 83,7% tra le ragazze di età 15-19 anni e del 72,2% tra le bambine di età 10-14 anni. Altra pratica diffusa è il matrimonio precoce (prima del compimento del diciottesimo anno di età), che colpisce il 38% delle adolescenti e delle bambine, in particolare nelle aree rurali.

Alla luce di tale contesto, nell’ambito del programma TADMEEN approvato con delibera 59 del 19 maggio 2017, AICS Khartoum ha in corso attività – in collaborazione con il Women Awareness Raising Group, organizzazione di avvocati volontari di Port Sudan – per il supporto psico-sociale e legale a donne detenute presso il penitenziario femminile di Port Sudan, tra cui donne che hanno subito violenza di genere e che sono state incriminate per azioni di difesa.

 

 

 

©Laura Salvinelli

 

Il Women Awareness Raising Group ha una comprovata esperienza in attività di promozione dei diritti di donne e bambini, primo fra tutti il diritto alla giustizia. Le attività sono svolte in coordinamento con la sede AICS di Khartoum e con i Ministeri di linea. L’azione si concentra sul miglioramento delle condizioni di igiene dei locali e accesso a servizi igienici e acqua potabile; fornitura di servizi di sostegno psicologico da parte di assistenti sociali formati, con particolare attenzione alle donne madri; assistenza legale gratuita e sensibilizzazione a livello comunitario su GBV e sui diritti di donne e bambini.

In linea con tale attività, e in fase di negoziazione con il Judiciary Training Institution di Khartoum un programma di formazione destinato al personale della Family and Child Protection Unit di Port Sudan sull’applicazione della Convention on the Rights of the Child, con particolare attenzione alla protezione di bambine a rischio o sopravvissute a violenza di genere.

A livello universitario, l’Afhad Univeristy è particolarmente impegnata nel contrasto alla violenza di genere: nel 2017 è stata realizzata un’attività di sensibilizzazione sulla violenza sessuale e di genere destinata alle studentesse e sono in corso contatti con il Trauma Center dell’Università per rafforzare il counseling per i casi violenza di genere.

 

©Laura Salvinelli

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