Ultimi articoli

  /  Dalle sedi estere   /  Mozambico: le donne protagoniste dell’imprenditoria sociale a Magude
©Credits Paolo Gomiero

Mozambico: le donne protagoniste dell’imprenditoria sociale a Magude

Tra il 2015 e il 2016, il Mozambico e diversi paesi dell’Africa australe hanno subito gli effetti del fenomeno climatico El Niño, che provoca un riscaldamento delle acque dell'Oceano Pacifico scatenando inondazioni e siccità. I paesi la cui economia dipende principalmente dall'agricoltura hanno avuto pesanti ripercussioni sui livelli di produzione interna e sulla sicurezza alimentare. Dando continuità agli interventi di emergenza del 2016-2017, lo scorso anno l’AICS ha avviato un’iniziativa regionale per aumentare la resilienza delle comunità rurali in Mozambico, Swaziland, Zimbabwe e Malawi, le cui popolazioni sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Nella provincia di Maputo (Magude), la componente in affidamento del Programma è implementata dalle OSC Helpcode, Istituto Oikos e AseS, che tra le altre attività offrono supporto alle associazioni locali di produttori agricoli.

L’agricoltura è un settore fondamentale per l’economia e per lo sviluppo del Mozambico, tanto da rappresentare la principale attività: quasi il 90% delle famiglie è impiegato in agricoltura, pesca, caccia o allevamento nel settore informale, e il settore agricolo impiega ben l’87% della forza lavoro femminile1. Sono infatti tutte donne quelle dell’associazione agricola “Khanimambo” di Magude, a quasi tre ore di strada a nord di Maputo, quelle che ci accolgono in occasione della nostra visita. L’associazione è nata nel 1987 ed oggi è composta da 27 membri (20 donne e 7 uomini) che gestiscono 16 ettari di terreno, coltivando principalmente cereali e orticole. I prodotti che coltivano garantiscono loro l’autosussistenza e, quando producono dei surplus, riescono a rivenderli sui mercati locali. “Oltre a patate, mais, fagioli, cipolle, pomodori e insalata, produciamo e vendiamo prodotti tipici come il succo di canna di zucchero o il fermentato di mais”, ci raccontano con fierezza.

Anche se è una giornata di pioggia a Magude, le donne di Khanimambo ci danno un caloroso benvenuto, e durante la nostra visita continuano a ripeterci di tornare presto a trovarle. Ci raccontano che la cooperativa ha attraversato momenti difficili e il supporto delle autorità locali è stato ed è tuttora intermittente. I servizi distrettuali spesso non dispongono delle risorse per supportare le piccole associazioni; per questo motivo, quando nel 2014 si è danneggiato il sistema di pompaggio dell’acqua, che garantisce l’irrigazione dei terreni sfruttando l’acqua del vicino fiume Incomati, nessuno ha potuto ripararlo e buona parte dei 16 ettari gestiti dall’associazione è rimasta a secco per tre anni. Ad aggravare la situazione, ci sono state le pesanti siccità e la crisi idrica che ha colpito il sud del Mozambico, che ha causato il razionamento dell’acqua nella capitale Maputo e nelle principali città meridionali. “Ma con l’inizio del progetto”, ci racconta Rita, “il lavoro dell’associazione è potuto ripartire: è stata riparata la motopompa, abbiamo ricevuto le sementi, le attrezzature, e ci siamo rialzati in piedi”. Rita per molti anni è stata impiegata presso il Servizio Distrettuale delle Attività Economiche (SDAE) di Magude, responsabile per le attività agricole del territorio. Da quando è in pensione, ha deciso di supportare e dare assistenza tecnica all’associazione Khanimambo, ricavandosi così il proprio appezzamento di terreno.

 

©Credits Paolo Gomiero

 

Le squilibrate relazioni di genere che caratterizzano il Paese si riflettono pesantemente anche sul settore agricolo. Come riporta la ricerca “Supporting the socio-economic empowerment of Mozambican women” realizzata nell’ambito del Programma di Sostegno all’Empowerment Socio-Economico delle Donne (PESED) dell’AICS, in Mozambico la forza lavoro femminile si concentra nel settore agricolo, prevalentemente in attività familiari e informali. Queste attività sono caratterizzate da dinamiche che ostacolano il superamento del livello di sussistenza o di produzione su piccola scala. Non solo il lavoro delle donne nei campi è spesso non retribuito, ma esse incontrano difficoltà nell’accesso e nel controllo delle risorse (materiali e finanziarie), inclusi i proventi derivanti dal proprio lavoro. Spetta ai mariti, infatti, la gestione del reddito familiare, così come la presa di decisioni rilevanti su risparmi e investimenti.

Ma le donne di Khanimambo trovano nell’associazione un vero e proprio appoggio. Non si tratta esclusivamente di una cooperativa di produttori: negli anni infatti, si è sviluppata una componente di imprenditoria sociale. Ogni membro contribuisce alla cassa dell’associazione con una quota mensile, che viene utilizzata per retribuire le guardie che controllano i campi e il sistema di pompaggio dell’acqua, o utilizzata per eventuali riparazioni alle attrezzature. Oltre a questo, hanno creato una sorta di cassa di risparmio alla quale ognuno può contribuire versando volontariamente una quota mensile secondo la propria disponibilità. In questo modo, l’associazione può permettersi di offrire un appoggio ai membri che si trovino improvvisamente in situazioni di bisogno, come quelli che devono far fronte alla morte di un familiare. Un aiuto prezioso per chi, come Marta, una delle più anziane dell’associazione, si è ritrovata vedova con dieci figli da mantenere.

Le giornate per le donne di Khanimambo sono lunghe: iniziano alle 4:00 di mattina, con quattro kilometri a piedi da percorrere dal villaggio dove abita la maggior parte di loro. Arrivate al terreno, iniziano il lavoro nei campi, a volte col supporto di qualche figlio o parente, che termina intorno alle 15:00 di pomeriggio. Ognuno dei membri coltiva e gestisce il proprio terreno; esiste poi un campo comune dove si sperimentano nuove tecniche agricole. L’associazione lavora tutti i giorni da lunedì a sabato, mentre la domenica si va in chiesa, “per ringraziare Dio della fortuna che abbiamo con questa terra e i suoi prodotti”, prosegue Rita.

 

 

Solo nel distretto di Magude, il progetto supporta cinque associazioni di produttori, tra le quali Khanimambo, attraverso corsi di formazione rivolti a produttori e funzionari distrettuali, sui temi più disparati, come tecniche di allevamento, gestione di perimetri irrigui e utilizzo delle attrezzature. In questo modo ci si assicura che quando il progetto finirà, le associazioni avranno acquisito le competenze necessarie per portare avanti le proprie attività. Vengono inoltre effettuate distribuzioni periodiche di fertilizzanti, attrezzature (irrigatori, stivali, zappe) e sementi migliorate. Ai membri di Khanimambo viene chiesto di contribuire con una piccola quota per l’acquisto delle sementi, che corrisponde al 10% del valore dei semi. “Utilizzando una piccola parte dei propri risparmi nell’acquito di input agricoli, i membri dell’associazione si sentono investiti di una maggiore responsabilita con ricadute positive sul buon funzionamento dell’associazione”, ci spiega il rappresentante di Helpcode in Mozambico, Paolo Gomiero. I soldi ricavati dalla vendita delle sementi vengono poi reinvestiti in attività che garantiscono il buon funzionamento e la crescita dell’associazione.

Khanimambo è una realtà che funziona, ha una struttura solida (si è dotata di un Presidente, un tesoriere, un segretario e un contabile) ed oggi, anche grazie al nostro progetto, arriva a produrre circa 16 tonnellate di grano e più di 8 tonnellate di orticole per ogni ciclo produttivo. Le difficoltà che affronta quotidianamente non sono poche, e sono legate all’assenza delle autorità locali, alla mancanza di strutture per la conservazione dei prodotti, e ai furti di attrezzature, come ci racconta Rita. Ma nonostante questo, le donne che abbiamo incontrato sono estremamente fiere del lavoro dell’associazione, e riconoscenti. Khanimambo, in lingua Changana, che si parla nella provincia di Maputo e nel Sud del Mozambico, significa proprio “grazie”. La forza e la determinazione che dimostrano è tutta da invidiare, e per il futuro nutrono una grande speranza. Come ci dice Rita, “Eravamo seduti, ma adesso siamo in piedi, sono sicura che entro un anno potremo correre”.

 

Scrivi un commento

You don't have permission to register