Ultimi articoli

  /  Voci dal campo   /  Dare voce alle sopravvissute: servizi più forti per diritti più forti

Dare voce alle sopravvissute: servizi più forti per diritti più forti

In Etiopia, nelle regioni segnate dal conflitto, rafforzare i servizi di assistenza significa anche ricostruire fiducia e sicurezza nelle comunità. È in questo contesto che opera VERSO, il progetto realizzato da AMREF, che punta a migliorare l’accesso ai servizi di risposta alla violenza di genere e al supporto per la salute mentale.

L’obiettivo è contribuire alla ricostruzione di comunità più sicure e resilienti, creando basi solide per la ripresa. Il progetto non si limita a interventi immediati, ma punta a un cambiamento strutturale. VERSO rafforza i comitati locali impegnati nella prevenzione della violenza di genere e coinvolge leader religiosi e tradizionali in un dialogo continuo sui diritti delle donne e sull’uguaglianza.

I primi risultati mostrano segnali incoraggianti. Nei primi due mesi di attività, il centro di salute di Kemissie ha registrato la denuncia di 11 casi di violenza di genere, lo stesso numero segnalato durante l’intero 2024. Un dato che non indica necessariamente un aumento degli episodi di violenza, ma piuttosto una maggiore fiducia delle donne nel rivolgersi ai servizi e nel chiedere aiuto.

Un elemento centrale del progetto è il miglioramento dell’accoglienza delle sopravvissute. In due ospedali sono state create stanze private dedicate a visite e consulenze, mentre nuove sale d’attesa temporanee dotate di dignity kits offrono un primo supporto alle donne che arrivano dopo aver subito violenza.

Sono stati inoltre introdotti protocolli di follow-up per garantire assistenza psicosociale e un reinserimento protetto. Parallelamente, la formazione del personale sanitario e sociale e le riunioni periodiche di coordinamento hanno rafforzato la collaborazione tra ospedali, centri one stop e strutture comunitarie.

La testimonianza di Fatuma, sopravvissuta alla violenza, racconta meglio di qualsiasi dato l’impatto di questi interventi: «Ero ferita e sanguinavo. Mi hanno detto che dovevo restare per le cure, ma non avevo i soldi per tornare a casa, che dista 45 minuti. Avere un posto dove stare per tre giorni ha fatto una grande differenza. Ho potuto riposare, mi hanno dato vestiti puliti e mi hanno trattata con gentilezza. Mi sono sentita accudita in un momento molto difficile.»

In contesti segnati da fragilità e violenza, la possibilità di essere accolte, curate e ascoltate non è un dettaglio. Gli spazi sicuri creati dal progetto, la presenza di personale formato e la rete di sostegno attivata attorno a ogni sopravvissuta permettono alle donne di sentirsi protette e di iniziare, passo dopo passo, un percorso di ricostruzione.

You don't have permission to register