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EP Plenary session – Voting session

L’Europa alla prova del diritto umanitario

La “leadership politica” si ottiene anche stando al fianco delle vittime nei Paesi e nelle regioni del mondo ostaggio di conflitti armati. È la linea del Parlamento Ue, ci spiega la deputata Leire Pajín, relatrice a Strasburgo di un rapporto approvato a larga maggioranza.

Una politica estera più responsabile, dalla parte delle vittime, anche e soprattutto nei contesti di crisi: è la richiesta formulata a grande maggioranza dal Parlamento europeo, nel corso dell’ultima sessione plenaria che si è svolta a Strasburgo. La presa di posizione è stata raccontata poco dai media, che hanno dato maggior spazio all’evoluzione nei rapporti tra l’Ue e gli Stati Uniti o ad altri nodi politici, dal Venezuela all’Iran. Eppure, il Parlamento europeo si è espresso, approvando un rapporto sugli aiuti umanitari in teatri di crisi ad ampia maggioranza: 444 i voti a favore, 153 i contrari e 55 le astensioni.

Di cosa significhino questi numeri parliamo con Leire Pajín, eurodeputata spagnola che ha curato e presentato il testo, già ministra a Madrid, ora nel gruppo dei Socialisti e democratici a Strasburgo. “Il risultato della votazione non era affatto scontato, in un momento storico in cui creare consenso è ancora più difficile”, la premessa della parlamentare. “Con questo rapporto chiediamo alle istituzioni comunitarie di assumere la leadership di fronte a una situazione che sul piano umanitario è più difficile che mai: mentre parliamo, tante persone continuano a morire anche in conseguenza del taglio degli aiuti statunitensi”. Pajín continua: “Non dobbiamo rinunciare al ruolo politico e diplomatico dell’Ue, che deve anzitutto impegnarsi per risolvere i conflitti, ma bisogna anche garantire l’aiuto umanitario dove è necessario, contro qualunque violazione del diritto internazionale”.

La volontà, da sola, però non basta. Ecco perché i deputati chiedono alla Commissione di aumentare le risorse per far fronte alle sfide umanitarie. Nel rapporto si indica come riferimento una crescita dei finanziamenti a 25 miliardi di euro per lo strumento “Europa globale” e, in aggiunta, delle risorse previste per le emergenze. L’orizzonte è quello del quadro pluriennale per il periodo 2028-2034. La richiesta è anche che i flussi siano prevedibili e costanti: “Alla luce del crescente divario tra esigenze umanitarie e finanziamenti”, si argomenta nel rapporto, “ma anche allo scopo di sostenere l’interesse dell’Ue a promuovere la pace e la stabilità globali, come pure la sua credibilità come attore fedele a determinati principi e donatore affidabile”.

In evidenza c’è anche la necessità di assicurare la neutralità e l’indipendenza dell’aiuto, mettendolo al riparo da ragioni di opportunità politica. Un aspetto che si salda alla richiesta di attenzione per i conflitti fuori dai radar. “La Commissione”, questo l’appello, “sviluppi un approccio più armonizzato alle crisi dimenticate e riferisca sul suo impegno a destinare il 15 per cento del suo bilancio umanitario annuale alle crisi dimenticate”.

Il via libera in plenaria è arrivato in giorni di preoccupazione anche per i rapporti con gli Stati Uniti, segnati dal cambiamento di governo in Venezuela e dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump sulla Groenlandia. Pajín si concentra però sulle implicazioni umanitarie della linea di Washington. Secondo dati del governo americano, tra il settembre 2024 e il settembre 2025 i fondi per gli aiuti all’estero erogati hanno raggiunto 32 miliardi di dollari, a fronte dei 68 dell’anno precedente. “Il taglio dei programmi dell’agenzia federale Usaid ci obbliga ad assumere un ruolo di guida”, la tesi dell’eurodeputata. “Certo, non possiamo essere ovunque; possiamo però individuare delle priorità e focalizzarci su queste”.

Quali siano è scritto nero su bianco nel rapporto: Repubblica democratica del Congo, Sudan e Gaza. Gli eurodeputati esprimono tra l’altro “indignazione” per il fatto che solo nella regione palestinese dal 7 ottobre 2023 sono stati assassinati 508 operatori umanitari. E proprio durante la plenaria è giunta notizia della demolizione a Gerusalemme est della sede di Unrwa, l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi. Un’azione “intollerabile”, quella israeliana, secondo Pajín: tanto più che nel rapporto si menziona proprio l’Unrwa, chiedendo che sia “ristabilito appieno il mandato” dell’Agenzia, sia pur “riformata”. Ci sono poi il Congo e il Sudan. Ad accomunare i due Paesi sono crimini di guerra commessi in particolare contro le donne. “Nel rapporto però si parla di loro non solo come vittime”, avverte Pajín, “ma anche come attori rilevanti, da valorizzare al massimo, sia per la prevenzione che per la risoluzione dei conflitti”.

Vincenzo Giardina
Nato a Padova, laureato in storia contemporanea, è un giornalista professionista. Coordina il notiziario internazionale dell’agenzia di stampa Dire. Tra le sue collaborazioni Il Venerdì di Repubblica, Internazionale, l’Espresso e Nigrizia. Già redattore dell’agenzia di stampa missionaria Misna, si è specializzato sull’Africa e sui temi dei diritti umani e della lotta contro le disuguaglianze. Scrive su Oltremare, magazine dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, e interviene come esperto o inviato su Radio Rai, Radio Vaticana e altre emittenti. Suoi articoli e reportage sono pubblicati anche da La Stampa e Vanity Fair. Parla più lingue, tra le quali il russo.
www.vincenzogiardina.org

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