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Il “Progetto Terra di Ninive”: protezione e valorizzazione del patrimonio culturale del Kurdistan iracheno

Il “Progetto Terra di Ninive” trae le sue origini dal programma di ricerca archeologica condotto a partire dal 2012 nel Kurdistan Iracheno (Governatorato di Dohuk) dalla Missione Archeologica Italiana in Assiria dell’Università di Udine, in collaborazione con il Ministero del Turismo e delle Antichità iracheno (State Board of Antiquities and Heritage), la Direzione Generale delle Antichità di Erbil, la Direzione delle Antichità di Dohuk (KRG – Ministero delle Municipalità e del Turismo) e l’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR.

Le attività del “Progetto Terra di Ninive” si concentrano nella regione di Dohuk e hanno l’obiettivo di assicurare la protezione e valorizzazione degli straordinari siti archeologici monumentali presenti nell’area attraverso la formazione degli archeologi della Direzione delle Antichità e una serie di iniziative dedicate alla documentazione, protezione e gestione del monumentale sistema idraulico (e dei rilievi rupestri ad esso associati) costruito nell’entroterra di Ninive, l’ultima capitale dell’impero, dal sovrano assiro Sennacherib a cavallo tra l’VIII e il VII secolo a.C.

Il potenziamento delle competenze locali nella ricerca archeologica e nella gestione dei beni culturali e naturali costituisce l’obiettivo principale del progetto Terra di Ninive, finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo Sviluppo. Tale obiettivo è stato raggiunto attraverso l’organizzazione di corsi specifici nel campo dei beni culturali e della ricerca archeologica, che sono stati tenuti nel 2015 e 2016 nel Museo Archeologico di Dohuk. I corsi di formazione miravano principalmente ad aggiornare le competenze degli archeologi iracheni nelle metodologie e tecniche di scavo e ricognizione archeologica di superficie e sono stati rivolti sia ai membri della Direzione delle Antichità del Kurdistan iracheno sia alla formazione di operai specializzati nel lavoro sul campo. Sono stati inoltre tenuti corsi di geoarcheologia, bioarcheologia e tecniche di documentazione e illustrazione archeologica e un corso di primo restauro dei reperti di scavo e dei materiali archeologici.

 

 

La preparazione dei dipendenti della Direzione delle Antichità del Kurdistan è proseguita con periodi di tirocinio pratico – veri e propri training on the job – della durata di due mesi ciascuno, dedicati alla formazione pratica del personale iracheno nello scavo archeologico dell’Università di Udine a Gir-e Gomel. Contemporaneamente, un tirocinio di due mesi volto a formare tecnici locali nel restauro dei materiali archeologici è stato svolto nel Museo Archeologico di Dohuk. Qui è stato anche allestito un laboratorio di restauro di base, donato al Museo dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.

Il “Progetto Terra di Ninive” mira inoltre a promuovere una diffusa coscienza pubblica riguardo alla protezione, conservazione e restauro del patrimonio archeologico regionale attraverso la divulgazione di informazioni e conoscenze che contribuiranno alla promozione del turismo e dello sviluppo socio-economico della popolazione locale. Tale obiettivo è stato realizzato attraverso il restauro dei più importanti reperti archeologici conservati nel Museo di Dohuk e, soprattutto, attraverso la documentazione, protezione e valorizzazione della complessa e monumentale rete di canali d’irrigazione costruita dal re assiro Sennacherib con lo scopo d’irrigare l’entroterra di Ninive e portare l’acqua fino alla sua capitale.

Sennacherib spostò il centro dell’impero assiro da Khorsabad a Ninive, costruendo una capitale la cui grandezza e splendore dovevano stupire il mondo. Nel contempo, il sovrano assiro costruì una grandiosa rete di canali, argini, sbarramenti, dighe, chiuse e acquedotti per regolare le acque dei torrenti di montagna e dei fiumi della regione pedemontana, impedire le ricorrenti inondazioni dell’area urbana della capitale e approvvigionarne d’acqua i parchi reali e i campi. Questo complesso sistema idraulico regionale, lungo 240 km, doveva non solo rifornire d’acqua la capitale, ma anche irrigare la campagna di Ninive per incrementarne i raccolti e ridurre i rischi della cerealicoltura praticata senza irrigazione nella fascia pedemontana dell’Assiria settentrionale.

La rete di canali assiri costituisce un’opera idraulica unica nel più vasto orizzonte dell’antichità pre-classica, che necessita tuttavia di urgenti interventi di documentazione, conservazione, protezione e gestione. Gli acquedotti, ma in special modo i rilievi e le iscrizioni rupestri, sono esposti all’azione delle intemperie da quasi tre millenni (pioggia, danni da ciclo di gelo-disgelo, formazione di licheni e di incrostazioni di sali che, durante la loro cristallizzazione, determinano distacchi delle superfici scultoree) e sono stati fatti oggetto, anche in tempi recenti, di azioni vandaliche (scritte dipinte con la vernice, fori di proiettili conseguenti all’utilizzo dei rilievi come bersagli per esercitazioni di tiro, distruzione di parte dei rilievi) e, in passato, di vere e proprie azioni di saccheggio delle sculture da parte di trafficanti clandestini di opere d’arte.

 

 

Significativa a questo proposito è l’asportazione di parte delle figure della dea Ishtar e di un sovrano assiro da uno dei quattro pannelli scolpiti sulla montagna di Maltai, raffiguranti un re non identificato, probabilmente Sargon II (722-705 a.C.) e una processione di sette statue di divinità stanti sui rispettivi animali simbolo.

Ancora più gravi sono i danni causati fra il 2012 e il 2013 alla stele rupestre di Mila Mergi, fatta scolpire su una parete rocciosa che domina un passo montano a nord di Dohuk dal sovrano assiro Tiglath-pileser III nel 739 a.C. La parte centrale dell’iscrizione rupestre, che commemorava una campagna condotta dal sovrano assiro nella vallata ubicata ai piedi del passo e mai studiata finora in maniera sistematica e dettagliata, è stata distrutta da cercatori di tesori, convinti che dietro la parete rocciosa scolpita a rilievo con le sembianze del re assiro e la narrazione delle sue imprese militari si nascondesse un tesoro. Destino analogo ha colpito nel febbraio del 2018 uno dei pannelli scolpiti nella roccia di Maltai.

Agli anni 2000 risale invece la distruzione pressoché totale dei probabili rilievi sasanidi scolpiti all’interno di due grandi nicchie nella gola di Gali Zardek, una stretta valle sul versante nord-orientale dello Jebel Maqloub. Sfortunatamente, anche questi rilievi non erano mai stati fatti oggetto di una campagna sistematica e accurata di documentazione e studio e sono ora andati perduti.
Non meno gravi sono infine i danni arrecati dal vandalismo ai rilievi e alle iscrizioni rupestri del sito di Khinis, sicuramente il sito monumentale più importante del complesso idraulico di Sennacherib.

Qui, dove le acque del fiume Gomel erano state deviate in un canale artificiale mediante uno sbarramento, il sovrano assiro fece costruire un complesso rupestre che commemorasse le proprie imprese belliche e di costruttore, costituito da una serie di 11 nicchie rupestri con rilievi raffiguranti il re in adorazione di dodici simboli divini (tre rilievi presentano una lunga iscrizione cuneiforme che viene ripetuta), due grandi pannelli scolpiti a rilievo con scene di investitura divina del sovrano da parte delle principali divinità del pantheon assiro e un monumentale blocco di pietra scolpito, ubicato nel punto in cui le acque del fiume furono deviate nel canale d’irrigazione, che il sovrano chiamò “Canale di Sennacherib”.

 

 

Questo monolite scolpito a rilievo con scene d’investitura divina del sovrano scivolò nel fiume probabilmente già in epoca antica e da secoli è sottoposto alla forte azione erosiva della corrente fluviale. Inoltre, la testa di uno dei tori androcefali scolpiti sulla superficie del blocco calcareo è stata asportata o si è distaccata ed è caduta nelle acque del fiume Gomel dopo il 1914, data in cui essa fu fotografata dall’archeologo tedesco Walther Bachmann.

I monumenti appartenenti alla rete di canalizzazioni assira sono attualmente oggetto di un intervento di documentazione e valorizzazione che consentirà di proteggerli e renderli fruibili al pubblico attraverso la creazione di un “Parco Archeologico-Ambientale del sistema idrico di Sennacherib”. Con l’ausilio delle più moderne e aggiornate tecnologie digitali (immagini fotografiche satellitari, laser scanning e fotogrammetria digitale 3D, droni), sono state realizzate la documentazione e il rilievo tridimensionale dei canali, acquedotti e monumenti rupestri appartenenti al sistema di canali di Sennacherib.

L’intera opera di documentazione, valorizzazione e progettazione generale del parco costituisce una base essenziale per preparare, in collaborazione con le istituzioni locali alle quali verrà fornita tutta la documentazione cartografica (GIS) e fotogrammetrica prodotta, la proposta di inserimento dell’intero paesaggio culturale della regione nella World Heritage Tentative List dell’UNESCO.
Al termine del Progetto, si terrà un seminario conclusivo allo scopo di presentare a studiosi e al grande pubblico i risultati delle attività di ricerca associate ai corsi di formazione e al programma di documentazione, protezione e gestione del patrimonio culturale del Kurdistan iracheno settentrionale.

 

Per un approfondimento
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Informazioni sull'autore

Professore Ordinario di Archeologia e Storia dell'Arte del Vicino Oriente antico (Professor of Near Eastern Archaeology) - Università degli Studi di Udine

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