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Sede centrale, Roma: Sandro Accorsi nel ricordo dei suoi colleghi della Cooperazione italiana

Amava molto il suo lavoro Sandro Accorsi: la cooperazione sanitaria era per lui qualcosa più di una semplice professione; era il modo con cui metteva a disposizione degli altri, con generosità ed altruismo, la sua grande professionalità e il suo rigore scientifico. Noi lo ricordiamo così.

Esperto in sistemi informativi sanitari, sistemi di sorveglianza epidemiologica, definizione, sviluppo e valutazione di programmi di sanità pubblica e monitoraggio della performance di sistemi sanitari, Sandro aveva dedicato la sua vita professionale alla cooperazione sanitaria. Aveva lavorato come epidemiologo per l’Organizzazione Mondiale della Sanità in diversi Paesi dell’Africa Occidentale, tra cui Burkina Faso, Mali, Togo, Benin, Ghana, Costa d’Avorio, Guinea, Sierra Leone e Senegal e per l’Istituto Superiore di Sanità e prestigiose ONG in paesi in guerra come l’Uganda degli anni ‘90. Per la Cooperazione Italiana aveva seguito numerosi programmi di cooperazione in Cile, Senegal, Ghana, Etiopia e Palestina.

In Etiopia, Sandro aveva fatto parte fin dal 2005 del gruppo di esperti dalla Cooperazione Italiana per l’iniziativa “Contributo Italiano al Programma di Sviluppo del Settore Sanitario”. Erano gli anni in cui, con il concorso dell’assistenza tecnica italiana e anche grazie alla presenza di Sandro, il Ministero della Salute Federale realizzava il potenziamento dei servizi di cure primarie e l’Health Extension Program. Attraverso la formazione di circa 40.000 operatrici di comunità, furono ottenuti significativi miglioramenti degli indicatori di salute e il raggiungimento, con tre anni di anticipo, dell’Obiettivo di Sviluppo del Millennio riguardante la mortalità dei bambini (MDG 4).

L’Etiopia era così divenuta un caso di studio che dimostrava come fosse possibile migliorare la salute delle popolazioni rafforzando i sistemi sanitari di comunità, pur a fronte di risorse limitate. Sandro era orgoglioso del contributo fornito dalla Cooperazione italiana in questo percorso e come relatore nelle conferenze o come autore di autorevoli articoli scientifici, amava ribadire che era assolutamente necessario investire nei sistemi sanitari e perseguire l’equità per assicurare “good health in poor countries”.

Sandro, unico esperto italiano, aveva un ufficio all’interno del Ministero Federale della Salute di Addis Abeba. Qui aveva lavorato per anni a stretto contatto con il Ministro della salute che in quegli anni era Tedros Adhanom Ghebreyesus, divenuto nel 2017 Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, primo africano eletto a questa carica.

Dall’Etiopia si era poi spostato in Palestina, dove la gestione delle malattie croniche non trasmissibili è divenuta prioritaria, per coordinare il programma sanitario della Cooperazione italiana, in una realtà assai diversa da quella africana per situazione epidemiologica, sanitaria, sociale e politica.

Lavorando in stretto partenariato con il Ministero della Salute palestinese, con l’Unione Europea e con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Sandro si era conquistato la fiducia e la stima di tutti gli interlocutori. E infatti il ruolo della Cooperazione italiana come donatore del settore sanitario ha assunto un sempre maggior rilievo tanto che la Palestina si sta accingendo a conferire all’Italia il ruolo di co-chair del Gruppo di lavoro dei donatori internazionali (Health Sector Working Group).

 

 

Se tutti questi successi italiani nella cooperazione sanitaria si possono raccontare è dunque anche merito di Sandro.

Nel corso delle sue molteplici esperienze lavorative, Sandro sapeva tenere un comportamento professionale capace di coniugare l’approccio scientifico al lavoro sul campo, il sapere con il saper fare, il senso di responsabilità con il rigore morale, la precisione con una visione ampia e di prospettiva. Sapeva fare il nodo al filo, prima di dare il primo punto. Con una grande capacità di attenzione e di rispetto per i colleghi di lavoro italiani e locali, e con una innata empatia nell’entrare in comunicazione con gli altri.

Si può far vanto di una professione quando è esercitata alla grande: è questo il caso di Sandro, se non fosse che la sua sempre vigile ironia gli impediva di vantarsene. La grandezza di un uomo è di essere ponte e non scopo: per questo, le sue competenze professionali e umane resteranno un modello indelebile per il futuro della Cooperazione italiana. E per noi, che l’abbiamo conosciuto, Sandro resterà un collega indimenticabile.

 

Sandro Accorsi è deceduto a Rovigo il 20 novembre scorso in seguito a una neoplasia. Nato a Bologna nel 1954, si era laureato in Medicina presso l’Università di Bologna, specializzandosi poi in Medicina Tropicale presso l’Istituto di Medicina Tropicale di Anversa, in Medicina del Lavoro all’Università di Verona e in Epidemiologia presso l’Università John Hopkins di Baltimora.

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