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A vendor sells face coverings on the streets of Kumasi. It is now mandatory to wear face coverings in public due to the COVID-19 pandemic, but not everyone complies in Kumasi, Ghana on August 21, 2020.

Goalkeeper Report: la pandemia rischia di mangiarsi lo sviluppo (sostenibile)

Secondo lo studio annuale della Gates Foundation quasi tutti gli SDGs si sono allontanati, la povertà estrema aumentata del 7% in pochi mesi a causa del Covid-19. Beatrice Nere: Riduzione del debito e sostegno agli Aps per la salute necessari per la ripresa

La crisi sanitaria si fa sempre di più crisi economica. Il Fondo monetario internazionale prevede che l’economia globale perderà 12 trilioni di dollari, o più, entro la fine del 2021. Scenari foschi anche per la Banca Mondiale secondo la quale la prima volta dal 1998, il 2020 aumenterà la povertà estrema globale. In termini di perdita del prodotto interno lordo (Pil) globale, questa è la peggiore recessione dalla fine della Seconda guerra mondiale, doppia rispetto alla “Grande recessione” del 2008. E ora una nuova ondata di casi, dagli Usa, all’Italia alla Cina rischia di azzerare del tutto gli sforzi globali per raggiungere gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Per tre anni anni il report Goalkeeper, realizzato dalla Gates Foundation per monitorare l’avanzamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) delle Nazioni Unite ha sempre pubblicato risultati positivi. «Negli ultimi anni, il mondo è migliorato su tutti gli SDGs. Quest’anno, nella stragrande maggioranza, siamo regrediti», spiega a Oltremare Beatrice Nere, responsabile Global Policy & Advocacy per il Sud Europa della Bill & Melinda Gates Foundation. «I dati sono particolarmente preoccupanti per i paesi a basso e medio reddito e sappiamo che peggioreranno ancora prima della fine dell’anno». Il report denuncia una crescente diseguaglianza tra paesi e tra classi sociali all’interno degli stessi paesi. «Anche in paesi ricchi come gli Usa stiamo assistendo ad un rapido impoverimento delle comunità di colore e di origine latine. Ma anche ad una diseguaglianza di genere crescente: le donne sono state particolarmente colpite anche perché spesso svolgevano lavori che sono stati i primi ad essere influenzati dal Covid-19, nella ristorazione, nei servizi. E avranno molti più problemi a tornare ad essere attive nell’economia post-pandemia», continua Nere.

Povertà estrema in aumento

Il report stima che la povertà estrema sia aumentata del 7% in pochi mesi a causa della pandemia, ponendo fine a una serie di progressi ventennali, spingendo quasi 37 milioni di persone al di sotto della soglia della povertà estrema di 1,90 dollari al giorno. «Sono soprattutto gli SDGs dal 1 al 6 i più impattati – come la povertà e la sicurezza alimentare – e quelli su cui come Fondazione ci stiamo adoperando maggiormente, in particolare su salute (SDG3) e genere (SDG5), dando priorità a soluzioni innovative per distribuire dispositivi anti-Covid-19 e all’accesso equo al vaccino in tutto il mondo», spiega Beatrice Nere. Secondo il report anche la chiusura delle scuole, con centinaia di milioni di studenti che stanno cercando di studiare da soli a casa, costituisce una catastrofe educativa, specie per le studentesse. I dati dell’epidemia di Ebola in Africa occidentale suggeriscono che, quando le scuole riaprono, le ragazze hanno meno probabilità di tornare, limitando le opportunità per se stesse e per i loro futuri figli.

© Gates Foundation

Soluzioni per il rilancio

Per rilanciare l’economia il nodo chiave sono i piani di stimolo. Ma se i paesi industrializzati hanno investito in media fino al 23% del proprio Pil, quelli meno sviluppati, come i paesi Subshariani, ne hanno investito mediamente meno del 3%. «La crisi in corso rischia di allontanarci dal sentiero verso l’Agenda 2030, per questo è importante adottare soluzioni intelligenti, come la scelta dell’Unione Europea a favore dello sviluppo sostenibile », racconta ad Oltremare , Enrico Giovannini, portavoce di Asvis. «Questa è una politica che anche i Paesi meno sviluppati possono adottare per rafforzare l’economia, accelerando la transizione ecologica, sociale.». Paesi questi, che però hanno meno risorse delle economie avanzate. Per questo è importante preservare gli Aps, nonostante le difficoltà economiche che dovranno confrontare le economie avanzate, e tenere la rotta sull’obiettivo 0,7% del Pil, aggiunge Giovannini. Un tema fondamentale anche per la Gates Foundation: «L’Italia, insieme ad altri paesi, ha firmato una lettera inviata a vari paesi africani, ribadendo di non voler diminuire gli Aps, un’affermazione importante », spiega Beatrice Nere. Risorse fondamentali soprattutto per evitare un’accelerazione dei flussi migratori, «dove l’Ue ha tutto l’interesse per preservare e incrementare gli aiuti a quei paesi. E per questo la creazione di debito comune è possibile (come si è visto con l’emissione delle obbligazioni legate allo strumento Sure che in poche ore ha raggiunto i 233 miliardi) e dunque si potranno emettere titoli a condizioni speciali proprio per sostenere i flussi finanziari a favore dei Paesi africani», aggiunge Giovannini.

#Cancellaildebito

C’è poi la questione del debito, un’altra strategia fondamentale per sostenere la ripresa dei mercati globali, sostenendo l’economia dei Paesi in via di sviluppo e LDCs, contribuendo allo stesso tempo all’espansione dell’economia dei paesi industriali. «La cancellazione del debito è un tema centrale, così come l’emissione di nuovi Special Drawing Rights per sostenere i paesi più poveri», sostiene Nere, ribadendo un tema sottolineato anche da Giovannini. «Come Gates Foundation manteniamo i nostri impegni, allargando i nostri sforzi per il Covid-19, come abbiamo fatto per esempio supportando le unità diagnostiche in Africa in termini di capacità di eseguire i test, in collaborazione con l’African Center for Disease Control (Africa Cdc) ; o sostenendo Covid-19 Tools Accelerator (Act-A), lanciato nell’aprile 2020, che riteniamo l’unica soluzione globale “end-to-end” per accelerare lo sviluppo e la distribuzione equa degli strumenti, delle terapie e del vaccino contro il virus”.

©Gates Foundation

La ripresa ha bisogno di un vaccino

Anche sul vaccino contro il Sars-CoV-2 la Gates, così come metà del mondo per la cooperazione internazionale, si sta battendo per un’equa ridistribuzione, garantendo dosi anche nei paesi meno sviluppati. Il return on investment (Roi) sulla sanità è un fatto assodato. Il colosso della filantropia negli ultimi anni ha donato dieci miliardi di euro per aiutare a fornire vaccini, farmaci, zanzariere e altre forniture negli ultimi 20 anni – attraverso Gavi, il Fondo globale e la Global Polio Eradication Initiative – creando circa 200 miliardi di dollari in benefici sociali ed economici . «Il ritorno sull’investimento è maggiore rispetto al caso in cui quei soldi fossero stati spesi in progetti energetici, infrastrutture o investiti nel mercato azionario», spiega Nere. Secondo le analisi della Gates, ogni dollaro investito nell’immunizzazione nei paesi a basso e medio reddito dà un ritorno di 26 dollari, che sale a 51 dollari se si includono i benefici sociali più ampi. Gavi stima che il suo lavoro genererà benefici economici per un totale di ulteriori 80-100 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Ciò equivale ad almeno tre anni di Aps annuo totale ai paesi meno sviluppati. Anche sulla guerra dei vaccini il rischio è che potrebbe far aumentare i prezzi, con Paesi che spenderanno fino a 1.375 miliardi di dollari. «Uno sforzo di collaborazione potrebbe ridurre i prezzi di tredici volte, costando solo 110 miliardi di dollari per 2,2 miliardi di dosi, oltre a fornire un’allocazione più efficiente ai gruppi vulnerabili che ne hanno bisogno», aggiunge.

Per l’Europa giocare un ruolo chiave di sostegno nelle economie più deboli sarà un’occasione: l’Unione può tornare ad essere protagonista sullo sviluppo sostenibile mondiale, riempiendo il vuoto aperto dagli Usa, giocando una partita a due con la Cina. Solo così si potranno raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030, facendo concorrenza al Dragone sulle soluzioni. Campo in cui l’Italia è particolarmente capace.

 

 

Biografia
Emanuele Bompan
Giornalista ambientale e geografo. Si occupa di economia circolare, cambiamenti climatici, green-economy, politica americana. E’ Direttore della rivista Materia Rinnovabile, collabora con testate come La Stampa, Nuova Ecologia e Oltremare. Ha scritto l’Atlante geopolitico dell’Acqua (2019),Water Grabbing – le guerre nascoste per l’acqua nel XXI secolo (2018) “Che cosa è l’economia circolare” (2017). Ha vinto per quattro volte l’European Journalism Center  IDR Grant, una volta la Middlebury Environmental Journalism Fellowship, una volta la Google DNI Initiative ed è stato nominato Giornalista per la Terra nel 2015.

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