Diritti in azione: le comunità in prima linea a favore delle donne
Il cambiamento reale prende forma quando nasce all’interno delle comunità. È questa la direzione in cui si muove la Cooperazione italiana: accanto al rafforzamento delle istituzioni dei Paesi partner, cresce infatti l’impegno nei territori, tra donne, uomini, giovani e leader locali. Perché trasformare le norme sociali, superare stereotipi di genere e ampliare lo spazio decisionale delle donne richiede un lavoro collettivo, radicato nella vita quotidiana delle persone.
In Africa occidentale, diverse iniziative stanno dimostrando come il coinvolgimento diretto delle comunità possa diventare una leva potente per promuovere diritti, salute e partecipazione.
In Senegal, i Gruppi Risorsa del progetto Essere Donna, realizzato dal Centro di Salute Globale e COSPE, rappresentano spazi sicuri in cui le donne possono incontrarsi, condividere esperienze e rafforzare le proprie conoscenze. All’interno di questi gruppi nascono le mini-agende comunitarie: veri e propri piani d’azione elaborati dalle donne per individuare le sfide più urgenti legate alla salute sessuale e riproduttiva e proporre soluzioni concrete da portare all’attenzione delle autorità locali. È un processo che restituisce voce e potere decisionale alle donne, trasformandole in protagoniste attive del cambiamento.
«Non permetterò mai che mia figlia subisca la mutilazione genitale femminile come me», ha raccontato una partecipante. Una frase che testimonia quanto il confronto e la consapevolezza possano incidere sulle scelte delle nuove generazioni.
Sempre in Senegal, il progetto FAIES, finanziato dal Global Fund e guidato dall’Università di Firenze insieme a COSPE, valorizza questi stessi gruppi come motori di trasformazione nella prevenzione dell’HIV.
Attraverso dialoghi comunitari, attività di sensibilizzazione e momenti di confronto tra società civile e istituzioni sanitarie, l’iniziativa punta a migliorare l’accesso ai servizi e a ridurre lo stigma che ancora circonda la malattia.
Un ruolo centrale è affidato anche alla ricerca. Una indagine socio-qualitativa approfondirà infatti le esperienze delle persone che vivono con l’HIV — con particolare attenzione alle donne, spesso esposte a discriminazioni multiple — per orientare interventi più mirati, capaci di rispondere ai bisogni reali delle comunità.
In Mali, l’iniziativa promossa da UNFPA per il rafforzamento dei diritti e dei servizi di salute sessuale e riproduttiva ha puntato su una figura chiave: le sage-femmes comunitarie, le ostetriche che operano direttamente a contatto con le comunità. La loro presenza ha trasformato l’accesso ai servizi. Prima del loro arrivo, solo il 10% delle donne utilizzava servizi di pianificazione familiare e appena il 35% partoriva con assistenza qualificata. Dal 2025, questi numeri sono saliti rispettivamente al 13% e al 56%. Un cambiamento che le comunità collegano soprattutto alla fiducia costruita nel tempo.
«La competenza riconosciuta dell’ostetrica ha dato alle donne una nuova sicurezza», racconta A.S., infermiera ostetrica. «Oggi vediamo un aumento significativo delle consultazioni e dei parti assistiti».
