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Sviluppo territoriale uguale Agenda 2030: l’esperienza di Cuba

La Cooperazione italiana, attraverso il programma Padit, sta accompagnando in prima linea il Paese nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

A Cuba, la visione strategica della Cooperazione italiana si basa sui principi della Agenda 2030 e poggia sui pilastri fondamentali individuati dal governo cubano nel Piano nazionale di sviluppo economico sociale del Paese (Pndes), ai quali l’Italia si propone di contribuire con un proprio specifico apporto.

Sull’isola caraibica, che è stata uno dei primi Paesi a impegnarsi nell’adempimento dell’Agenda 2030 fin dalla sua adozione da parte dell’Assemblea Generale nel settembre 2015, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) sostiene gli sforzi nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, lavorando in tre settori prioritari: cultura e patrimonio; agricoltura sostenibile e gestione delle risorse ambientali e sviluppo locale.

© Lucia Zullo

Nell’ultimo settore, una delle iniziative chiave è rappresentato dalla Piattaforma articolata per lo sviluppo integrato territoriale Padit, attiva a Cuba dal 2014. L’obiettivo della piattaforma, di cui si è parlato anche al Festival di sviluppo sostenibile, che si è tenuto in diverse località italiana tra settembre e ottobre ed è stato promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS),  è di sostenere il rafforzamento delle competenze locali e territoriali in tema di pianificazione, gestione dello sviluppo economico sociale e territoriale, allineandosi con i propositi del Pndes e all’Agenda 2030. L’iniziativa, finanziata dall’ Aics e gestita da Undp (United Nations Development Programme) di Cuba, è un esempio virtuoso di multilateralismo, dove attori internazionali e autorità nazionali (Ministero dell’Economia e della Pianificazione) e entità locali lavorano in sinergia per raggiungere lo sviluppo territoriale.

I processi attivati durante la prima fase del programma Padit tra gli anni 2014-2018 hanno riguardato quattro province cubane: Pinar del Rio, Artemisa, Cienfuegos y Holguín; Nella seconda fase (2018-2021), si includono altre sei province: La Habana, Sancti Spiritus, Granma, Las Tunas, Guantánamo e Santiago de Cuba, per un totale di dieci province e 32 Comuni. I benefici delle molteplici azioni della Piattaforma interessano indirettamente circa due milioni di persone, corrispondente al 17% della popolazione del paese.

Con un finanziamento complessivo di due milioni e 400.000 euro, l’Italia sta contribuendo al processo di rafforzamento dell’autonomia amministrativa ed economico/produttiva dei territori, anche attraverso azioni puntuali e concrete di sostegno alle economie produttive locali e per migliorare i servizi socio-culturali, in particolare nelle Province di Holguín, Sancti Spiritus e La Habana.

Ma non solo: missioni internazionali e visite tecniche di esperti cubani e italiani hanno diffuso le buone pratiche che sono servite da esempio per promuovere associazioni di municipi e alleanze tra soggetti politici, economici e sociali per una maggiore coesione territoriale, per valorizzare le risorse endogene, attivare catene produttive e recuperare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale, realizzando anche nuovi servizi per il turismo.

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