A Milano, nell’ambito delle Giornate Contro la Fame, il Direttore AICS Marco Riccardo Rusconi è intervenuto alla presentazione della Mappa delle 10 principali crisi alimentari globali 2026, curata da Azione contro la fame.
La Mappa rileva che nel 2025 l’insicurezza alimentare acuta interessava 177 milioni di persone nei dieci Paesi più colpiti in termini assoluti, circa due terzi del totale mondiale. A bisogni crescenti si accompagnano difficoltà operative e risorse in calo: conflitti, sfollamenti, shock climatici e accesso umanitario limitato rendono più complesso portare assistenza alle popolazioni colpite.
Tra i Paesi evidenziati dal rapporto, il Sudan costituisce una priorità per l’azione umanitaria di AICS: nel 2025, 24,6 milioni di persone nel Paese erano colpite da insicurezza alimentare acuta. Il conflitto, gli sfollamenti e le difficoltà di accesso agli aiuti rendono urgente raggiungere le comunità più vulnerabili. In questo quadro si inserisce Italy for Sudan, l’iniziativa del Governo italiano che coordina la risposta umanitaria alla crisi nel Paese. La Mappa richiama inoltre Gaza tra i contesti di particolare gravità, dove l’Italia interviene con Food for Gaza, iniziativa volta a facilitare l’arrivo degli aiuti alla popolazione della Striscia.
In Afghanistan, AICS prosegue il proprio impegno umanitario in un contesto operativo particolarmente complesso, concentrando gli interventi sui bisogni più urgenti, in particolare di donne e ragazze. Nella Repubblica Democratica del Congo è previsto per il 2026 un potenziamento delle attività, anche in risposta all’emergenza Ebola e alle connesse necessità umanitarie. In Bangladesh, l’azione dell’Agenzia è rivolta ai bisogni della popolazione rifugiata Rohingya.
Nel suo intervento, Rusconi ha richiamato la necessità di collegare la risposta immediata agli interventi di più lungo periodo, tutelando i principi umanitari e valorizzando il ruolo delle comunità: “La risposta alle crisi è tanto più sostenibile quanto più è radicata nelle capacità locali. Non si tratta soltanto di portare aiuti, ma di accompagnare le comunità affinché possano partecipare alle decisioni e affrontare meglio le crisi future“.