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SENEGAL
Quali sono le sfide per la protezione dell’infanzia in Senegal?

Dalla ratificazione delle convenzioni internazionali alla strategia nazionale per la protezione dell’infanzia, il Senegal sta mettendo in atto diverse misure per proteggere, valorizzare e promuovere il benessere e i diritti delle generazioni future e “non lasciare indietro nessuno”.

Il Senegal ha una popolazione di 17.109.288 abitanti1 con un’età media di 18,52 anni. La presenza di una popolazione così giovane pone il Paese dinanzi a sfide e a problematiche che devono essere affrontate necessariamente se si vuole fornire ai bambini e alle bambine un ambiente di vita adeguato dove crescere sani e in condizioni di sicurezza.

Il 31 luglio 1990 il Senegal ha ratificato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia (Crc). Con questa ratifica, il Paese ha riconosciuto la necessità imperativa di proteggere i diritti di ogni bambino e bambina al fine di assicurargli un pieno sviluppo. Tuttavia, durante la Revisione periodica universale del 2018, è emersa la necessità di fare ulteriori sforzi, oltre a quelli già messi in campo, per proteggere i bambini e fornire loro un quadro di vita migliore.
Nel Paese il tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni è calato drasticamente negli ultimi decenni: dal 320,54 per 1000 nascite nel 1950 fino al 36,13 del 20203. Tuttavia, solamente il 77% dei bambini di meno di cinque anni è registrato allo stato civile (Eds 2017), l’8% dei bambini tra i 6 e i 14 anni è impegnato in attività lavorative a discapito dell’educazione (dati censimento Rgphae 2013) e il 23% delle ragazze tra i 15 e 19 anni sono già sposate (Eds 2017).


L’educazione è una sfida importante, soprattutto a causa della prevalenza dell’educazione informale e il basso tasso di alfabetizzazione (45,4% secondo i dati Rgphae 2013). Le condizioni di vita delle famiglie devono essere migliorate per fornire ai bambini un alloggio sicuro e decente, l’accesso all’acqua e ai servizi igienici e una fornitura costante di elettricità: otto famiglie su dieci (81%) hanno accesso a una fonte di acqua migliorata (rubinetto privato o pubblico), 49% delle famiglie ha accesso a dei servizi igienici privati e il 61% ha accesso all’elettricità (Eds 2017).

Il Senegal è, purtroppo, conosciuto anche per il fenomeno dei bambini talibé, discepoli che frequentano le scuole coraniche, le Daara. Secondo un rapporto di Human Rights Watch del 2019, sono più di 100.000 i bambini talibé costretti dai maestri coranici, o marabout, a mendicare quotidianamente. Non solo, secondo uno studio sulla mendicità realizzato con il sostegno del Progetto per lo sradicamento della mendicità e degli abusi sui bambini in Senegal (Paem) finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) nel 2019 solo tra le due città di Dakar e Touba sono state recensite 515 scuole che traevano sostegno economico dalla mendicità dei bambini talibé.


In un Paese dove più del 90% della popolazione è di religione musulmana, l’educazione coranica ha una grande importanza e ha radici profonde. Tuttavia, se da un lato in alcune scuole coraniche i bambini talibé ricevono un’educazione religiosa in un ambiente sano e protetto, dall’altro ci sono anche dei marabout che obbligano i bambini a mendicare lasciandoli vivere in ambienti insalubri e privandoli dei propri diritti.

Nonostante la ratifica del Paese delle convenzioni internazionali e l’esistenza di un quadro normativo nazionale volto a proteggere l’integrità e la dignità dei bambini di fronte agli abusi di cui possono essere vittime (come la legge del 2005 contro lo sfruttamento della mendicità altrui, la strategia nazionale di protezione dell’infanzia, il codice della famiglia, il codice penale, ecc.) tuttavia non è stato ancora adottato un Codice dell’infanzia che garantirebbe una migliore protezione dei minori. L’adozione di questoocumento sarebbe necessaria per fare chiarezza tra i diversi testi di legge che riguardano l’infanzia e garantire, così, una migliore protezione a tutti i bambini e le bambine.

Un altro vuoto legislativo denunciato dalla società civile e dalle istituzioni locali è una legge che stabilisca lo status delle Daara, necessaria per regolare meglio il funzionamento delle scuole coraniche e per tutelare i bambini talibé che le frequentano. Grazie al finanziamento italiano del Paem, mplementato dall’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (Ohchr), è stata redatta la bozza del Codice dell’infanzia consegnata al ministro della giustizia il 2 novembre 2018 alla vigilia della Revisione periodica universale redatta dal Senegal. Nonostante siano passati tre anni dalla presentazione della bozza, il Senegal non ha ancora ratificato il suo Codice.

Con il Progetto di Sostegno alla Protezione dei Minori Vittime di Violazione dei Diritti Umani (Papev), avviato nel 2017 e sempre implementato dall’Ohchr, la Cooperazione italiana ha rinnovato il suo supporto al Paese nell’applicazione delle raccomandazioni dei meccanismi internazionali e regionali di protezione dei diritti dell’infanzia al fine di creare un ambiente sicuro e inclusivo per i bambini e le bambine dei paesi della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao).

In particolare, il progetto di sostegno alla protezione dei minori vittime di violazione dei diritti umani, Papev, sostiene azioni di advocacy e di discussione con il ministero della Giustizia per l’approvazione del Codice dell’infanzia per il Senegal al fine di dotare il Paese di uno strumento per promuovere la protezione dei diritti dei bambini, in linea con gli SDGs e le Convenzioni internazionali. In tal senso, il Governo del presidente Macky Sall sarà prossimamente chiamato a verificare l’attuazione delle raccomandazioni e degli impegni presi nel 2018 con la Revisione periodica universale. Questo momento potrà rappresentare una nuova occasione per confermare gli impegni presi con particolare riferimento all’adozione del Codice dell’Infanzia.

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