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CUBA
Riconversione a sistemi agroalimentari più puliti. Contributi italiani in Colombia.

Il settore agricolo colombiano genera 62,8 milioni di tonnellate all'anno di rifiuti organici solidi, che rimangono poco utilizzati.

Per contribuire allo sviluppo rurale e sostenibile della Colombia, l’Italia punta sulla riconversione dei sistemi agroalimentari: “gli sforzi per renderli più competitivi e sostenibili guidano il lavoro della nostra cooperazione”, ha dichiarato Luca De Paoli, responsabile dell’ufficio dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) in Colombia, alla Fiera Internazionale dell’Ambiente (Fima) 2021.

L’Italia è riconosciuta a livello mondiale come leader nello sviluppo territoriale e nel settore agroalimentare. Uno scenario sempre più dinamico che contribuisce al 15% del PIL del Paes, stando ai dati dell’annuario 2019-2020 del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria (Crea), un modello di successo a cui la Colombia guarda. In Italia, infatti, il valore delle attività legate alla multifunzionalità dei sistemi agroalimentari (produzione di energie rinnovabili, ricreazione, agriturismo e pagamento per i servizi ambientali) ha mostrato indici positivi, passando, secondo Federbio1, da 6.000 milioni di euro nel 2000 a quasi 12.000 milioni nel 2019, con più di 80 mila aziende certificate e due milioni di ettari. Inoltre, l’Italia si colloca al secondo posto in Europa nella produzione biologica, ed è riuscita anche ad affermarsi come punto di riferimento per la parità di genere, come indica Coldiretti, considerando che più di un’azienda su quattroè gestita da donne.

Per la Cooperazione italiana, la Colombia ha un potenziale enorme. Secondo le stime del ministero dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale locale, il Paese ha tra i 90.000 e i 100.000 ettari destinati alla produzione biologica (1% degli ettari coltivati), e solo 171 aziende bio certificate. A tal proposito, l’Italia sta lavorando per promuovere il settore rurale – il più colpito dal conflitto armato perdurato per più di 50 anni – e che, con la firma dell’Accordo di Pace dell’Avana nel 2016, avanza, a poco a poco, nella sua trasformazione.

La Cooperazione italiana sostiene il settore agricolo colombiano sin dagli anni ’70 e da quest’anno Aics collabora con l’Unione Europea (Ue) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao), attraverso l’assistenza tecnica al programma di Sviluppo Rurale con Approccio Territoriale (fase 2) che rafforza l’agenda sostenibile e competitiva dei settori dell’agricoltura e dell’ambiente, in linea con la strategia europea del Green Deal “Dal produttore al consumatore” (Farm to fork strategy).

L’obiettivo dell’assistenza tecnica è quello di rafforzare le capacità istituzionali e promuovere il dialogo tra i ministeri dello sviluppo rurale e dell’ambiente, nonché con i governi locali per garantire un’attuazione più efficiente ed efficace delle politiche nelle campagne colombiane. Una delle oltre 20 azioni strategiche previste dal progetto, consentirà l’aggiornamento di cinque guide ambientali settoriali (caffè, banana, cacao, patata, avocado e granadilla) per promuovere l’economia circolare, ridurre l’emissione di gas serra e gestire, in modo sostenibile, ecosistemi produttivi. Inoltre, nell’ambito del progetto si analizzeranno le opportunità e i potenziali usi della biomassa residua e si rafforzeranno le imprese verdi in ecosistemi altamente deforestati o nei 170 comuni Pdet – Planes de Desarrollo con Enfoque Territorial, maggiormente colpiti dal conflitto interno.

In qualità di Stato membro dell’Ue e attraverso la collaborazione alla Team Europe Initiative Ambiente, l’Italia accompagna la Colombia nel suo ambizioso obiettivo di ridurre i gas serra del 51% entro il 2050. Pertanto, la cerimonia di apertura di Fima 2021 è stata la cornice perfetta per annunciare al Paese, tra gli altri contributi, l’avvio del menzionato programma di assistenza tecnica, cofinanziato da Ue, Aics e Fao, per un totale di sei milioni di euro, di cui 1.500.000 euro sono contributo italiano e tre milioni sono gestiti da Aics secondo la modalità di cooperazione delegata.

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