Ultimi articoli

  /  Articoli   /  Pianeta   /  Clima e ambiente, nel 2024 calendario fittissimo per il multilateralismo

Clima e ambiente, nel 2024 calendario fittissimo per il multilateralismo

Luca Bergamaschi (Ecco) illustra i numerosi appuntamenti legati al cambiamento climatico da seguire quest'anno, dal G7 alla Cop29

G7, Cop29, Cop16, Spring meetings, G20, impegni finanziari per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs), le elezioni in Usa, Unione Europea, India. Sono tantissimi gli impegni multilaterali che l’Italia dovrà affrontare in un anno complesso dal punto di vista elettorale e politico, con tre teatri di guerra internazionali sullo sfondo e un’economia che rimane incerta. Oltremare ha riassunto insieme a Luca Bergamaschi, fondatore e co-direttore del think tank Ecco, l’agenda complessa del 2024 legata ai temi ambientale ed energetici.

Quale è il primo incontro internazionale da segnare sul proprio calendario legato al clima?

Il primo vertice da calendarizzare è il summit Italia-Africa del 28-29 gennaio, un incontro internazionale importante, dove sarà presentata la sostanza del Piano Mattei, per la cooperazione nel continente africano. Il governo ha approvato una cabina di regia e presenterà un piano dettagliato, per la prima volta, davanti agli Stati africani. Sarà un momento decisivo per capire come l’Italia imposterà la sua relazione con l’Africa, in particolare su energia e immigrazione.

Perché tanta attenzione all’energia nel Piano Mattei?

L’energia sarà un pilastro portante della relazione Italia-Africa, riconoscendo il potenziale di sviluppo dei Paesi africani, la ricchezza di energia rinnovabile, solare e eolica, oltre che la disponibilità di critical raw materials. Bisogna capire se l’Italia, che detiene una storia importante in Africa di sviluppo di oil & gas continuerà ad espandere anche quegli asset o cambierà direzione.

Secondo appuntamento importante per il 2024

Gli incontri primaverili a Washington D.C. di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale (Fmi), in cui si dovranno portare avanti le riforme dell’architettura finanziaria internazionale legate al clima. Incontri che avranno un riverbero su altri eventi globali, incluse le due Cop su clima e biodiversità.

Le riforme della finanza sono centrali per abilitare la transizione ecologica e conseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e della Cop di Dubai. Ruolo centrale per Banca mondiale e Fondo monetario internazionali ma anche per tutti i grandi istituti finanziari dove gli shareholder sono i governi. In particolare i paesi G7 che hanno un grande impatto su queste istituzioni multilaterali.

Dunque peseranno i summit dei Sette grandi, presieduti dal primo gennaio dall’Italia?

Moltissimo. Gli Stati del G7 hanno un ruolo chiave per reindirizzare le banche multilaterali di sviluppo sugli investimenti in mitigazione e adattamento, sostenere la diminuzione dei rischi di investimento nel settore privato e diminuire quindi anche il costo del capitale dei progetti di decarbonizzazione, circolarità, supporto alla natura. In capo all’Fmi risiede poi la questione dei debiti sovrani. Andranno riviste le attuali regole troppo restrittive che impediscono gli investimenti per la transizione.

Ci saranno ben ventuno incontri G7 in Italia

Sono tre gli appuntamenti fondamentali per la questione ambientale: a fine aprile la riunione ministeriale clima-energia a Torino, guidata dal ministro Gilberto Pichetto Fratin; a fine maggio la ministeriale finanza a Stresa, capitanata dal ministro Giancarlo Giorgetti; a metà giugno il vertice dei capi di Stato in Puglia, condotto dalla premier Giorgia Meloni.

Quest’ultimo sarà inevitabilmente influenzato dai risultati dalle elezioni europee, una data non casuale quella scelta dal governo.

Dal 6 al 9 giugno ci saranno le elezioni europee, da li uscirà un’indicazione molto chiara di quale spinta prenderà l’Europa su Green deal e azione per il clima. L’altro incastro politico importante sono le elezioni negli Stati Uniti, che avranno un impatto fondamentale su negoziato climatico, di metà novembre in Azerbaigian. Mai come nel 2024 le elezioni avranno un peso chiave su tutta la diplomazia climatica e non solo.

Quali obiettivi deve perseguire il G7 a guida italiana?

La Presidenza italiana dovrà seguire le indicazioni europee e dei negoziati Onu: triplicare le rinnovabili, duplicare l’efficienza energetica, dare impeto al transitioning away delle fonti fossili, magari presentando degli obiettivi comuni a lungo termine. Gli impegni firmati a Dubai devono essere implementati a livello domestico. La presidenza italiana ha l’opportunità di disegnare un’agenda che va in questa direzione. Non solo per i G7 ma includendo risorse e impegni anche per i Paesi in via di sviluppo. Qui torna il ruolo dell’Italia in Africa. Ma servirà sostegno in America latina e nel Sud-Est asiatico, grandi regioni che hanno bisogno di attrarre investimenti per la transizione, dove spesso dipendono da regole decise nelle capitali dei Paesi G7.

A giugno, prima del summit a Borgo Egnazia del G7, l’Italia dovrebbe presentare il proprio Pniec, il piano energia-clima. Quanto è rilevante?

È la cartina tornasole dell’impegno sul clima dell’Italia: dimostrerà come e se vuole raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Il Pniec ha un grande valore pratico ma anche politico. Se l’Italia – e in generale i Paesi del G7 – non adottano politiche climatiche idonee sarà difficile poi chiedere ad altri Paesi di fare lo stesso. La cooperazione internazionale inizia a casa nostra. A ottobre ci sarà Cop16 sulla biodiversità in Colombia, dove il tema chiave saranno le risorse economiche per raggiungere gli obiettivi del Global Biodiversity Framework, negoziato meno seguito, ma altrettanto importante.

Quali incontri seguire in autunno?

L’incontro annuale dell’Assemblea generale Onu, appuntamento fisso che apre  i momenti multilaterali dopo la pausa estiva, dove il segretario Antonio Guterres cercherà di allineare tutti i Paesi verso i negoziati di Cop29 Clima in Azerbaigian, Cop16 Biodiversità in Colombia e Cop16 Desertificazione in Arabia Saudita. Allo stesso tempo si terrà il vertice G20 a guida brasiliana, che mostrerà le posizioni di chi detiene l’80% del Pil globale e l’80% delle emissioni di gas serra. Senza una posizione del G20 non può esserci azione climatica globale credibile. La leadership di Lula e del governo brasiliano saranno fondamentali per portare un gruppo molto eterogeneo a fare passi avanti importanti, specie nei negoziati in Azerbaigian, decisivi sulla finanza climatica. Anche se la vera l’incognita saranno le elezioni Usa dove Trump, già uscito una volta dall’Unfccc, rimane come possibile front-runner.

Perché è importante anche Cop16 Biodiversità?

La perdita di biodiversità è legata sia all’impatto umano diretto che al cambiamento climatico. Dunque bisogna pensare in modo integrato. La conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici è centrale per un hotspot globale della biodiversità come l’Italia. Biodiversità e clima sono due processi multilaterali in cui l’Italia dovrebbe farsi davvero protagonista per la propria sicurezza e per la propria prosperità. Ci auguriamo in un ruolo sentito del nostro Paese.

La finanza climatica sarà il tema chiave di Cop29. Qual è l’elemento più importante che voi vi aspettate di vedere sul tavolo della presidenza azera?

La chiusura del negoziato sull’obiettivo finanziario di lungo termine (New Collective Quantified Goal on Climate Finance). Serve un cambio di passo e di mentalità per sostenere la transizione. Dobbiamo uscire dalla metrica dei miliardi (i famosi 100 miliardi l’anno fino al 2025, Nda) e entrare in quella delle migliaia di miliardi, una scala completamente nuova che richiede nuovi attori, nuove strategie. Bisogna però capire quanto il governo dell’Azerbaigian saprà spingere in questa direzione, dato che ci sono dubbi legittimi sulla reale capacità di un governo fortemente coinvolto nell’industria petrolifera e meno avviato alla decarbonizzazione degli Emirati Arabi.

Biografia
Emanuele Bompan
Giornalista ambientale e geografo. Si occupa di economia circolare, cambiamenti climatici, green-economy, politica americana. È Direttore della rivista Materia Rinnovabile, collabora con testate come La Stampa, Nuova Ecologia e Oltremare. Ha scritto l’Atlante geopolitico dell’Acqua (2019), Water Grabbing – le guerre nascoste per l’acqua nel XXI secolo (2018), Che cosa è l’economia circolare (2017). Ha vinto per quattro volte l’European Journalism Center IDR Grant, una volta la Middlebury Environmental Journalism Fellowship, una volta la Google DNI Initiative ed è stato nominato Giornalista per la Terra nel 2015.
You don't have permission to register