Ultimi articoli

  /  Voci dal campo   /  MOZAMBICO La sfida dell’acqua in Mozambico: un lavoro tutto al femminile
Donne mozambicane pompano acqua. Crediti: Ilaria Quintas

MOZAMBICO
La sfida dell’acqua in Mozambico: un lavoro tutto al femminile

L'accesso all'acqua in alcune zone del Mozambico, come la provincia di Manica, è un problema quotidiano che impatta sulla sanità locale e sull'agricoltura. WeWorld e il suo partner locale Lemusica, con il finanziamento di Aics, oltre a costruire nuovi pozzi promuovono il coinvolgimento delle donne nella gestione della risorsa idrica per mettere a frutto la loro esperienza

L’accesso all’acqua per le comunità locali del Mozambico rappresenta una sfida quotidiana. Si pensi solo che molti Centri di salute del Paese (piccoli ospedali comunitari) non hanno l’acqua e il pozzo più vicino è distante diversi chilometri.

Eva Pedro vive nella Comunità di Bunga nel distretto di Guro, provincia di Manica, tra le zone più aride del Mozambico. “Qui a Bunga non c’è il pozzo per l’acqua e, ad esempio, quando nasce un bambino l’accompagnatore della partoriente deve andare a prendere l’acqua al fiume per lavare il neonato.

Eva Pedro, nella comunità di Bunga. Crediti: Ilaria Quintas

Eva Pedro, nella comunità di Bunga. Crediti: Ilaria Quintas

Miteme, piccola comunità nel distretto di Tambara al nord della provincia di Manica, è tra le più remote nel distretto. Si arriva qui unicamente da una strada sterrata e l’ospedale provinciale dista cinque ore. Si vive principalmente di agricoltura, in particolare grazie alla coltivazione del sesamo, coltura principale dell’area. A Miteme o c’è troppa acqua o ce n’è troppo poca. La zona è aridissima nei periodi invernali in cui non piove per mesi fino all’arrivo della stagione dei cicloni. I fiumi, che in inverno si prosciugano, in estate al contrario si riempiono ed esondano con la conseguente perdita dei raccolti.

Filipe Parnasse, direttore del Centro di salute de Miteme, ci racconta le difficoltà quotidiane per compiere le più basiche mansioni di igiene, come igienizzare l’ospedale, lavare le lenzuola, ma anche semplicemente lavarsi le mani. “Immaginatevi la difficoltà nel periodo del Covid – ci racconta Filipe. C’era un solo pozzo a tre chilometri dall’ospedale, andavamo una volta a settimana a fare scorte d’acqua per il Centro e raccoglievamo circa 200 litri di acqua a settimana, conservandola in un serbatoio. Essendo l’unico pozzo della comunità, forniva acqua sia alla popolazione che alle strutture comunitarie. Spesso volte le donne rimanevano in fila per tutta la notte”.

Filipe Parnasse, direttore del Centro di salute di Miteme. Crediti: Ilaria Quintas

Filipe Parnasse, direttore del Centro di salute di Miteme. Crediti: Ilaria Quintas

La costruzione di quattro pozzi nelle prossimità dei Centri di Salute delle comunità della provincia di Manica è una delle componenti del progetto “Rafforzamento della resilienza comunitaria con equità di genere nella provincia di Manicafinanziato dall’ Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) e implementato da WeWorld insieme all’organizzazione locale Lemusica.

“Abbiamo deciso di focalizzare la costruzione di nuovi pozzi vicino ai Centri di salute nei distretti di Guro e Tambara perchè sono zone aride e semiaride – spiega Piero Meda, rappresentante Paese di WeWorld in Mozambico – e questo permette di migliorare la situazione delle donne”.

Le donne sono le principali responsabili del fabbisogno alimentare e chiaramente dell’approvvigionamento d’acqua. In Mozambico è, culturalmente, una responsabilità tutta al femminile.

Partendo dall’analisi e dallo studio partecipativo Mais Mulheres Mais Comunidades, elaborato nei distretti di Tambara e Guro, si evince che le donne sono la componente che ha minor accesso agli input agricoli, ai materiali e alla tecnologia, ma allo stesso tempo sono coloro che lavorano più nei campi e che si occupano, insieme ai propri figli dell’approvvigionamento dell’acqua.

Una ragazza con in mano un catino. Crediti: Ilaria Quintas

Crediti: Ilaria Quintas

I pozzi e la pompa per l’acqua, essendo elementi meccanici, necessitano di una manutenzione regolare e vengono quindi gestiti da un comitato istituito dal governo formato da quattro o cinque membri. Di solito le cariche più alte del comitato sono riservate agli uomini, ma la responsabilità delle operazioni – manutenzione, gestione, monitoraggio – è a carico delle donne, che sono quindi coloro che hanno maggiore conoscenza e coscienza delle problematicità legate ai pozzi.

Uno degli obiettivi del progetto è di aumentare la componente femminile nei comitati di gestione dell’acqua e a coinvolgere le donne attraverso formazioni affinché possano risolvere problemi di tipo tecnico e manuale. Si vuole costruire una coscienza per cui la meccanica non sia solamente ad appannaggio maschile e questo vale anche per gli incarichi decisionali all’interno dei comitati.

“Questa disparità di genere nella gestione dell’acqua all’interno delle comunità è stata la nostra principale sfida” – conclude Piero Meda.

Una speranza che può ritenersi soddisfatta se non altro per i piccoli cambiamenti che si cominciano a vedere in altre comunità dei distretti, come in quella di Sanga.

“Qui a Sanga anche gli uomini vanno a prendere l’acqua” – ci racconta Sara Alberto, che grazie al progetto ha beneficiato della distribuzione di alcune capre – “lavoriamo insieme, anche gli uomini cucinano , lavano” – e aggiunge –“no, mio marito non è geloso che io sia  la proprietaria delle capre: come potrebbe esserlo visto che sono per tutta la nostra famiglia?”

You don't have permission to register