Ultimi articoli

  /  Articoli   /  Pace   /  Trade Over Aid? La cooperazione al bivio
ph.: Olivier Chassot

Trade Over Aid? La cooperazione al bivio

È la domanda che ritorna in un anno segnato da tagli senza precedenti degli aiuti a livello globale. Con l’Italia in controtendenza, grazie al Piano Mattei, ma comunque di fronte al nodo delle risorse.

Tagli senza precedenti. Il 2025 segna un record negativo per la cooperazione, in coincidenza con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, con una tendenza che non riguarda però solo Stati Uniti ma anche Germania, Francia, Giappone e Regno Unito. Secondo i dati del Development Assistance Committee (Dac) dell’Ocse, a livello globale rispetto al 2024 l’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) è diminuito del 23,1%: la contrazione più forte mai registrata. I contributi dei Paesi del Dac valgono oggi 174,3 miliardi di dollari, pari allo 0,26% del loro Reddito nazionale lordo (Rnl).

Anni di progressi cancellati

Il dato riflette l’accelerazione di una tendenza già in corso. Nel 2024 la contrazione degli aiuti era stata del 6,1 per cento. Il risultato è che nel 2025 l’Aps risulta del 4,2 per cento più basso di quanto non fosse nel 2019: la crescita degli ultimi anni è stata di fatto cancellata. I numeri del Dac riguardano tutti i Paesi. Nel conto ci sono sia accordi bilaterali che contributi a organismi multilaterali, a partire dall’Onu. Gli Stati Uniti hanno tagliato gli aiuti del 56,9%, ridimensionando o eliminando molti programmi dell’agenzia federale Usaid. Tagliano però anche Germania (-17,4%), Francia (-10,9), Gran Bretagna (-10,8) e Giappone (-5,6). Mantiene invece gli stanziamenti l’Italia, sostanzialmente stabile, unica tra i Paesi del G7.

Eccezione italiana

Dei 34 Paesi membri del Dac a ridurre sono in 26. E se la Germania si ritrova per la prima volta in testa per volume di contributi, circa 29 miliardi e 100 milioni di dollari, davanti anche agli Stati Uniti, l’Italia fa caso a sé. Nel 2025 i suoi stanziamenti sono cresciuti dello 0,03%, a 7 miliardi e 283 milioni. Un dato pari allo 0,30% del Rnl, in lieve aumento rispetto al 2024 (0,29%) e sopra la media dei Paesi Dac (0,26%), anche se molto al di sotto dello 0,70%, un impegno assunto nella sede dell’Assemblea generale dell’Onu oltre mezzo secolo fa. A livello nazionale, ci sono comunque dinamiche nuove. È rafforzata la centralità dell’Africa, soprattutto attraverso il Piano Mattei. Oggi 23 dei 38 Paesi prioritari della Cooperazione italiana sono africani e nel 2024 il continente ha ricevuto circa il 65% dell’aiuto bilaterale italiano. È confermata poi l’attenzione ai contesti fragili. Sedici dei 38 Paesi prioritari sono “Least Developed Countries” (Ldc) e oltre metà dei contributi sono destinati a Stati vulnerabili o colpiti da conflitti. I rischi? Mentre con il Piano Mattei aumentano le ambizioni geopolitiche, annotano gli esperti dell’Ocse, le risorse restano limitate.

Il crollo dei fondi per l’assistenza umanitaria

A livello globale emergono cambiamenti nella struttura dell’Aps. La contrazione dei contributi a dono supera il 29%, mentre meno drastico risulta il taglio dei prestiti concessionali (-10,3%). Riduzioni di portata ampia riguardano l’assistenza umanitaria (-35,8%) e i costi per i rifugiati sostenuti dai Paesi donatori (-22,1%). Opposta la dinamica degli aiuti destinati agli strumenti per il settore privato, che sono in aumento (+13,1%).

ph.: Mohammad Samhouri

Come cambia l’idea di cooperazione

Non è solo una questione di bilanci. A cambiare potrebbe essere l’idea stessa di cooperazione internazionale. Lo suggerisce l’iniziativa Trade over Aid promossa dagli Stati Uniti al Palazzo di Vetro, la sede delle Nazioni Unite: meno assistenza pubblica e più investimenti privati, dentro una visione dello “sviluppo economico internazionale fondato sul libero mercato”, come l’ha definita il dipartimento di Stato americano. Secondo un suo portavoce, Tommy Pigott, si tratta di archiviare un modello di aiuti fallimentare. “L’idea che il commercio e il capitalismo di libero mercato siano la strada più sicura verso la prosperità è stata dimostrata dai fatti e dalla storia”, ha sostenuto Pigott, aggiungendo che chi sostiene “aiuti invece di commercio” starebbe “in realtà difendendo gli interessi di un corrotto complesso industriale delle ong”. Quattro gli obiettivi dichiarati dell’iniziativa, nella sintesi di funzionari americani sentiti dal quotidiano The Guardian: promuovere riforme favorevoli alle imprese nelle economie in via di sviluppo; facilitare il dialogo tra governi e settore privato per attrarre investimenti; valorizzare i Paesi che hanno perseguito politiche fondate sul libero mercato; e agevolare partnership commerciali tra nazioni emergenti e aziende statunitensi o organizzazioni internazionali.

Dibattito aperto

Il dibattito è aperto. Uno studio pubblicato quest’anno sulla rivista The Lancet ha stimato che i tagli agli aiuti globali, se mantenuti nel tempo, potrebbero causare almeno 9,4 milioni di morti aggiuntive entro il 2030, cifra che potrebbe salire a 22,6 milioni negli scenari più gravi. Il Center for Global Development, un istituto di ricerca con sedi a Washington e a Londra, calcola invece che i soli tagli a Usaid potrebbero aver già contribuito, nel 2025, a un numero di decessi compreso tra 500.000 e un milione rispetto all’andamento degli anni precedenti.

Cooperazione per la pace e altri interessi strategici

Spunti di riflessione arrivano anche dalle organizzazioni della società civile italiana. Secondo Ivana Borsotto, presidente della federazione Focsiv e portavoce della Campagna 0,70, un’iniziativa che richiama al rispetto degli impegni assunti in sede Onu, “la cooperazione resta cruciale per superare ingiustizie, povertà e squilibri tanto spesso all’origine di guerre e conflitti”. Dal Sudan al Myanmar, passando per il Medio Oriente e lo Stretto di Hormuz, il contesto globale rende ancora più centrale il tema della cooperazione. Servono dialogo e diplomazia. Mentre resta sospesa una domanda sul futuro degli aiuti internazionali: saranno ancora fondati sulla riduzione delle disuguaglianze o sempre più sugli interessi strategici dei Paesi donatori?

Biografia
Vincenzo Giardina
Laureato in storia contemporanea, è giornalista professionista. Coordina il notiziario Esteri dell’agenzia di stampa Dire e firma per quotidiani e settimanali, tra cui Il Venerdì di Repubblica, Internazionale, L’Espresso, Huffington Post, L’Osservatore Romano e altri media vaticani. Dopo aver lavorato per l’agenzia di stampa missionaria Misna si è specializzato su Africa, diritti umani, cooperazione internazionale e lotta contro le disuguaglianze. Ha viaggiato molto: dalla Bolivia al Nepal passando per Ucraina, Sahel e Corno d’Africa, anche in contesti segnati da conflitti, fragilità o svantaggio sociale. Collabora con AICS scrivendo sul magazine Oltremare ed è ospite di Radio Rai ed altre emittenti, italiane e vaticane. Coordina corsi di formazione del Parlamento europeo rivolti a giornalisti, è relatore e moderatore di conferenze, e parla anche russo.
www.vincenzogiardina.org
You don't have permission to register