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Africa, una lettera dal futuro

“Un caro saluto alla tua famiglia, ai nostri amici e i migliori auguri per un prospero e felice 2063; ti scrivo dalla splendida città etiopica di Bahir Dar, vicino al lago Tana, nel momento in cui stiamo ultimando i preparativi per il Centenario dell’Organizzazione dell’Unità Africana che, come sai, è poi divenuta nel 2002 l’Unione Africana e ha posto le basi per quella che è adesso la Confederazione degli Stati africani”. Così comincia una lettera (anzi un’e-mail) che l’ex presidente della Commissione dell’Unione Africana, Nkosazana Dlamini-Zuma, ha immaginato di scrivere a un immaginario amico dal significativo nome di Kwame Nkrumah (stesso nome del primo presidente del Ghana indipendente, considerato fra i padri del panafricanismo). L’immaginaria e-mail è stata letta nel 2014 dalla stessa Dlamini-Zuma in occasione di un vertice dei ministri degli Esteri del continente prendendo spunto dall’Agenda 2063, il piano di sviluppo strategico messo a punto dall’Unione Africana nel 2013 in cui sono fissate le traiettorie di crescita immaginate per l’Africa dagli stessi africani. 

In questa e-mail del futuro, Dlamini-Zuma parla di unità, integrazione economica, di un continente giovane riuscito a sviluppare le infrastrutture, a promuovere la green economy, a difendere il proprio patrimonio naturale, le proprie lingue, la propria storia. 

Un mondo immaginario, un sogno, che prende però spunto da una realtà dinamica quale è oggi l’Africa. Nella sua complessità di grande continente in cui coabitano anime diverse e vicende anche opposte, il Nobel per la pace assegnato al primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed è un riconoscimento ma può essere forse anche un invito alla comunità internazionale, alle grandi e medie potenze a trattare con l’Africa da pari a pari, a non abbandonarla, perché le sfide sono enormi e perché sono sfide che, è vero, riguardano l’Africa, ma che avranno conseguenze anche sul resto del mondo. Solo per citarne due: la questione dell’ambiente in Africa, che influenzerà il futuro ambientale del pianeta in cui tutti noi viviamo, e le complicate faccende della pace e della sicurezza, per le quali Abiy è stato premiato. Sono sfide a cui con onestà tutti dovremmo dare un contributo. 

Il timore è che una buona parte del continente sia ancora nel prossimo futuro facile preda di appetiti globali. La certezza è che degli sforzi che l’Africa sta conducendo con successo per crescere, a nord del Mediterraneo si sa davvero poco. 

Eppure, basta leggere l’e-mail di Nkosazana Dlamini-Zuma per avere spunti su quanto si sta muovendo. E se è vero che i media generalisti non trattano di Africa se non marginalmente – in occasione di tragedie, conflitti, attentati o in relazione alle questioni migratorie come di recente sottolineato da una ricerca dell’Osservatorio di Pavia commissionata da Amref Health Africa-Italia – è altrettanto vero che esistono i modi per superare queste barriere informative: non a caso, in un momento in cui l’editoria sta segnando una parabola discendente, riviste e prodotti incentrati sull’Africa stanno invece registrando una costante espansione, segno di alternative già esistenti e, aspetto importante, di una crescente ‘voglia’ informativa.

 

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