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L’Unità di Crisi della Farnesina: la compagna di viaggio indispensabile per muoversi in sicurezza in ogni Paese del mondo

A colloquio con Stefano Verrecchia, responsabile della struttura che, ventiquattr’ore su ventiquattro, veglia sulla sicurezza degli Italiani che viaggiano per turismo e non solo.

I luoghi più belli paesaggisticamente e più ricchi di testimonianze culturali non sempre sono anche i più sicuri, soprattutto nel Sud del mondo. Quali rischi corrono allora i viaggiatori che scelgono come meta Paesi situati in aree instabili per motivi politici, climatici o sanitari?
Per saperlo occorre informarsi preventivamente utilizzando fonti d’informazione attendibili e autorevoli come quelle messe a disposizione dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, attraverso l’Unità di Crisi che, con un qualificato lavoro di analisi e monitoraggio, aiuta a compiere scelte di viaggio più consapevoli e responsabili.

Una struttura di eccellenza, incardinata nella Segreteria Generale della Farnesina diretta da Elisabetta Belloni, che dell’Unità di Crisi è stata il Capo negli anni cruciali dello Tsunami nel Sud Est asiatico e dell’evacuazione dal Libano, e che ha dato un impulso determinante alla sua evoluzione.
Oggi, al quinto piano della Farnesina lavorano circa 30 persone, un team relativamente piccolo ma molto affiatato ed espressione di professionalità complementari, retto dal 2017 da Stefano Verrecchia: con lui raccontiamo l’attualità, le sfide ed i progetti che, in un mondo in rapida evoluzione e segnato da nuovi fattori di rischio, stanno dando forma all’Unità di Crisi di domani.

In questi ultimi anni il panorama internazionale è cambiato progressivamente facendo emergere nuovi fattori di rischio difficilmente prevedibili : come lavora il suo staff in questo senso?

Il proliferare di nuove fattispecie di rischio su scala globale ha determinato l’insorgere di minacce molteplici e difficilmente prevedibili, non solo in contesti critici.
La maggioranza degli attentati, fino a qualche anno fa, si concentrava in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Siria, Libia, nella fascia mediorientale, in Africa saheliana, subsahariana e Corno d’Africa, nelle Filippine. Ma, come dimostrano i tragici eventi che continuano a ripetersi, oggi siamo davanti ad una diffusione del rischio senza precedenti, ed anche aree considerate sinora sicure, come le grandi città europee e i cosiddetti “soft target”, sono sempre più esposti al rischio terrorismo. Basti pensare a quanto capitato in occasione di eventi quali concerti, teatri, gare sportive amatoriali e professionistiche, celebrazioni con grandi folle in Paesi come Belgio, Francia, Germania, Spagna, Svezia, Finlandia, Canada, Stati Uniti, Australia.

Ciò ha determinato un cambiamento significativo anche nelle metodologie di lavoro dell’Unità di Crisi, il cui lavoro è stato per molti anni quello di monitorare zone ben definite del mondo caratterizzati da conflitti e fenomeni di instabilità socio-politica. Sono stati pertanto predisposti nel corso degli anni dei piani di evacuazione / forme di assistenza mirata a quei nuclei di connazionali che si sono trovati, per ragioni professionali o altro, in tali aree.

Oggi, invece, il moltiplicarsi di attentati nel mondo ha cambiato molto l’approccio del nostro lavoro. Si lavora molto sulla prevenzione, dando molta importanza al ruolo dell’informazione sui fattori di rischio attraverso la promozione e la diffusione dei nostri servizi,. Due gli indirizzi web di riferimento, il sito: www.viaggiaresicuri.it, che conta ben 14 milioni di click ogni anno, e il portale www.dovesiamonelmondo.it sui cui registrarsi prima di partire, una scelta ancora minoritaria per gli Italiani che dovrebbe tuttavia diventare una “buona abitudine” per viaggiare più serenamente ed essere raggiungibili qualora si determinino situazioni di emergenza nel proprio Paese di destinazione. Entrambi questi servizi sono messi a disposizione gratuitamente anche nella APP dedicata dell’Unità di Crisi per smartphone e tablet.

Il lavoro che la Farnesina fa per il continuo aggiornamento dei propri portali serve proprio a questo: a condensare e diffondere, nelle modalità più opportune, informazioni qualificate, grazie al costante lavoro della rete diplomatico consolare italiana nel mondo a cui si aggiunge il costante e proficuo rapporto con il mondo della Cooperazione italiana (Sedi estere Aics, Ong, ecc.). In caso di emergenza, la condivisione e la rapidità dei contatti con chi si trova sul posto è essenziale, per orientare, assistere e, se del caso intervenire direttamente. Tutti i dati forniti dai viaggiatori si cancellano automaticamente al termine indicato del viaggio, a completa tutela della privacy.

 

 

Quale è attualmente il rischio più preoccupante da fronteggiare che potrebbe coinvolgere i cittadini italiani in viaggio nel mondo? C’è un’area “calda “ che state monitorando in particolar modo?

Il mandato istituzionale dell’Unità di Crisi è quello di tutelare la sicurezza e prestare assistenza ai connazionali che vengono a trovarsi in situazioni di grave emergenza all’estero. In generale, le situazioni per le quali la struttura viene attività rientrano in quattro categorie: terrorismo internazionale (ivi compresi sequestri di persona e atti di pirateria), tensioni socio-politiche, catastrofi naturali, pandemie e gravi emergenze sanitarie. In particolare, le casistiche che negli ultimi mesi hanno più impegnato l’Unità di Crisi, e che hanno coinvolto cittadini italiani, sono quelle degli attentati terroristici e delle catastrofi naturali. Il monitoraggio dell’Unità di Crisi copre il mondo intero, perché eventi come attentati o, ad esempio, terremoti, non sono prevedibili e il livello di attenzione deve essere sempre elevato per essere pronti ad intervenire in caso di necessità. Appena si verifica una crisi, come nei numerosi attentati dei mesi scorsi, per i vasti incendi che hanno devastato l’area metropolitana di Atene, o per il terremoto che ha colpito l’isola di Lombok, l’Unità di Crisi attiva i protocolli di emergenza che sono finalizzati a verificare l’incolumità dei connazionali che risultano registrati nella zona interessata.
Ma anche in assenza di un evento specifico, il monitoraggio dell’Unità di Crisi è sempre attivo: su base quotidiana vengono analizzate situazioni o fatti che nei diversi Paesi del mondo possono comportare rischi per la sicurezza dei connazionali. Questi rischi vengono portati a conoscenza del grande pubblico attraverso il sito Viaggiaresicuri.it, o “notificati” con specifiche comunicazioni di sicurezza dirette ai connazionali presenti in una singola area geografica, via sms, mail o attraverso i social media

Quali sono le aree più a rischio in questo senso e quali sono i criteri in base ai quali sconsigliate di mettersi in viaggio?

Occorre anzitutto chiarire che non esiste una “lista” di Paesi sconsigliati. Anzi, direi che la distinzione tra Paesi sconsigliati e (di conseguenza) Paesi sicuri o consigliati è un equivoco da sfatare. Viaggiaresicuri.it ha una impostazione ben diversa: descrive e declina i fattori di rischio di ciascun Paese (ed all’interno di uno stesso Paese) per categorie (terrorismo, criminalità, rischio sanitario, mobilità, ecc) ed aree specifiche (che possono essere all’interno di Paesi non “sconsigliati” ovvero a cavallo di più Paesi), senza ricorrere ad una pur legittima (ma lontana dalla nostra impostazione) semplificazione per colori “verde-giallo-rosso”.
A ciascun viaggiatore è offerta una descrizione, in termini il più possibile neutri ed obiettivi, degli specifici fattori di rischio che caratterizzano le possibili destinazioni di viaggio, per aiutarlo a scegliere mete, ed itinerari, in modo consapevole e responsabile.
Sono rare le destinazioni-Paese completamente sconsigliate (mentre sono molte le aree specifiche di singoli Paesi dove sconsigliamo in modo netto di recarsi per turismo). La realtà della sicurezza è complessa, richiede a tutti una capacità di discernimento, di analisi, di ponderazione. Non ci sono “bianchi e neri”, luoghi “sicuri o insicuri” in assoluto.

Con quali altri uffici della Farnesina lavorate in più stretto contatto?

L’Unità di Crisi è una struttura della Segreteria Generale e riferisce direttamente al Segretario Generale. Ma la collaborazione va anche oltre il perimetro della Farnesina: l’Unità di Crisi, ad esempio, fa parte del Comitato Operativo di Protezione Civile – e con questa collabora in maniera molto stretta – e vede nel mondo della Cooperazione Internazionale e delle ONG italiane un interlocutore naturale, con il quale i contatti sono molto frequenti. Grazie a questa collaborazione, ad esempio, nel 2015 le Reti di ONG AOI, CINI, LINK 2007 si sono dotate di un codice di autoregolamentazione interno che prevede la consultazione del sito Viaggiaresicuri.it e la registrazione dei cooperanti e dei volontari sul portale Dovesiamonelmondo.it come un requisito basilare e preventivo in occasione di missioni all’estero.

È dunque importante che chi viaggia per la cooperazione internazionale sia particolarmente responsabile e informato rispetto al semplice turista. D’altra parte alcuni dei Paesi prioritari in cui opera la Cooperazione italiana sono anche mete turistiche molto frequentate. Dalla Tunisia alla Giordania, dall’Egitto a Cuba: come vede la situazione a livello di sicurezza per l’estate 2018?

Il periodo storico attuale è caratterizzato da una instabilità diffusa e, pertanto, dalla proliferazione dei fattori di rischio. Non parlerei pertanto di una stagione più esposta di altre alle minacce per la sicurezza dei viaggiatori, siano essi cooperanti o turisti. Certamente però è vero che durante la stagione estiva si viaggia di più e necessariamente, non fosse altro che per una dinamica puramente probabilistica, è più elevata la possibilità di trovarsi in situazioni emergenziali. Se pensiamo ad alcuni dei più efferati attentati terroristici (Nizza, Dacca, Barcellona) vediamo che sono stati effettuati nel periodo estivo. Ma fatta questa constatazione, non determinerei una correlazione tra estate e maggiori rischi specifici per i viaggiatori.

Ci sono Paesi più “difficili” per le donne viaggiatrici ?

In assoluto direi di no. Esistono tuttavia sensibilità e costumi diversi tra differenti aree del mondo o singoli Paesi, e di questo occorre essere consapevoli e rispettosi durante il proprio soggiorno all’estero. Se poi dovessimo acquisire, attraverso le informazioni raccolte dalla nostra rete diplomatica, o in sede di cooperazione multilaterale con le nostre omologhe strutture, la percezione di una maggiore esposizione al rischio per le donne piuttosto che per gli uomini, segnaleremmo certamente tale circostanza, in maniera neutrale ed oggettiva, nel sito Viaggiaresicuri.it.

Quali sono i comportamenti più a rischio, tanto per chi viaggia per turismo quanto per chi viaggia per portare aiuto, come i cooperanti italiani? E quali raccomandazioni farebbe ai nostri lettori?

Al viaggiatore oggi è richiesta una nuova consapevolezza: un atteggiamento non passivo, ma proattivo, nel valutare appieno gli specifici fattori di rischio che possono essere presenti in un’area definita di un Paese “sicuro”, collegati a particolati momenti o ricorrenze, o anche a certi comportamenti dello stesso visitatore (è un rischio, ad esempio, anche assumere atteggiamenti contrari alla morale o alla sensibilità religiosa di un determinato Paese, o di una specifica comunità che vi vive). La proattività che si richiede consiste anche nell’iscriversi sul portale Dovesiamonelmondo.it, nel comunicare il proprio itinerario di viaggio, nel chiedere informazioni prima di intraprenderlo.
Ci si aiuta reciprocamente, insomma.
Il paradigma è molto lineare: a fronte di maggiori fattori di rischio e di una accresciuta propensione e facilità di viaggiare, si è determinato l’aumento della domanda di sicurezza. La Farnesina è pronta a soddisfare questa richiesta di maggiore sicurezza con i servizi erogati dall’Unità di Crisi, ma occorre allo stesso tempo uno sforzo congiunto e collettivo che deve andare verso una maggiore consapevolezza e responsabilità nelle scelte delle destinazioni all’estero e nei comportamenti individuali da parte di tutti i viaggiatori.

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