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La dimensione europea della Cooperazione allo Sviluppo

Con un portafoglio di 11 programmi finanziati da fondi UE in paesi prioritari per l’Italia la DGCS gestisce, ad oggi, un volume complessivo pluriennale che supera i 100 milioni di Euro. L’Italia si pone così in prima linea nella cooperazione delegata, considerata un importante strumento dall’enorme valenza politica e strategica, come spiega a Oltremare Giorgio Marrapodi, direttore generale della DGCS.

 

Direttore negli ultimi mesi si sono svolti in ambito UE alcuni importanti appuntamenti nel settore dei progetti della cooperazione allo sviluppo : ci racconta le tematiche affrontate e le prospettive future che sono emerse a Bruxelles?

Il 16 e 17 aprile scorsi ho partecipato per la prima volta all’appuntamento semestrale dei Direttori Generali UE per la cooperazione allo sviluppo. Fra le tematiche in agenda figuravano temi di diretto interesse per l’Italia, tra cui il rifinanziamento del Fondo Fiduciario UE per l’Africa ed il futuro degli strumenti finanziari per l’azione esterna nel nuovo quadro di bilancio 2021-2027; si è anche parlato della regione del Sahel e di Corno d’Africa/Somalia, aree di attenzione prioritaria tanto dell’UE che della Cooperazione Italiana.
Da poco siamo entrati, insieme a Gran Bretagna e Spagna, a far parte dell’Alleanza per il Sahel, iniziativa lanciata anche con lo scopo di coordinare gli interventi europei in settori cruciali per questa regione, quali la promozione di impiego sostenibile per i giovani, sviluppo agricolo e rurale, sicurezza alimentare, governance e servizi/assistenza di base.
La settimana successiva si è tenuta anche la riunione del Consiglio di Amministrazione del Fondo di Emergenza UE per le Migrazioni in Africa, di cui l’Italia fa parte. Sono state approfondite questioni sullo stato di avanzamento delle iniziative finora realizzate, sui meccanismi di comunicazione e trasparenza, sul sistema di monitoraggio e valutazione dei progetti. E’ stata posta la questione di come meglio individuare le priorità tematiche per le tre regioni, Nord Africa, Sahel/Lago Ciad e Corno d’Africa per i due anni rimanenti di attività del Fondo (istituito fino al 2020). Questo strumento ha sinora funzionato bene; si è dimostrato rapido e flessibile e in grado di fornire una risposta integrata a sfide di breve, medio e lungo periodo, nel pieno spirito del Summit de La Valletta. Ne siamo fra i principali contributori (secondi dopo la Germania) tra gli Stati Membri e terzi in termini di progetti assegnati e contratti firmati (dopo Francia e Germania).
Anche le prospettive future di intervento del Fondo delineate dalla Commissione, frutto di uno sforzo di ri-orientamento strategico, sono in linea con le politiche della Cooperazione Italiana. Mi riferisco in particolare alle iniziative per rafforzare le capacità istituzionali e lo sviluppo socio-economico in Libia (è stato recentemente approvato un importante progetto che la Cooperazione Italiana realizzerà con fondi europei insieme a UNDP e UNICEF). Altrettanto prioritario per noi è il focus su iniziative di assistenza e protezione dei migranti nei paesi di transito, di reintegrazione sostenibile e sostegno alle comunità di origine e ospitanti, nella consapevolezza dell’intimo legame tra flussi migratori e processi di stabilizzazione.

L’Agenzia ha recentemente ricevuto l’accreditamento della Commissione Europea per la cooperazione delegata. Quali sono adesso i prossimi passi?

Si tratta di un passaggio atteso da tempo, l’accreditamento è un successo che certifica quanto l’Agenzia abbia lavorato per dotarsi di meccanismi operativi efficienti. Sulla cooperazione delegata abbiamo già fatto un pezzo di cammino lavorando fianco a fianco, cito al riguardo lo spirito di collaborazione con il quale è stata predisposta la delibera, adottata a dicembre dal Comitato Congiunto per aggiornare le procedure sulla cooperazione delegata adeguandole al nuovo assetto istituzionale e normativo sia italiano che europeo, fornendo in tal modo un valido strumento di indirizzo operativo per la gestione tecnica, amministrativa e finanziaria degli accordi di delega. Il testo finale si è rivelato innovativo, introducendo il concetto di programmazione annuale anche per la cooperazione delegata, stabilendo un modello condiviso di convenzione con l’Agenzia per la verifica tecnica dell’operato delle unità di progetto e recependo, infine, nuove disposizioni legislative sugli aspetti gestionali della conduzione dei programmi UE.

Attualmente qual è il volume degli impegni della DGCS sottoscritti ad oggi con la Commissione Europea?

Ad oggi, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI gestisce un portafoglio di 11 programmi a valere sui fondi UE di azione esterna in paesi per noi prioritari (Sudan, Etiopia, Egitto, Senegal, Burkina Faso, Libano, Albania), per un volume complessivo pluriennale che supera i 100 milioni di Euro. A tale portafoglio va aggiunta la recente assegnazione di altri 3 importanti progetti in Egitto, Libia e Niger

Questi dati attestano l’Italia tra i primi quattro Stati membri esecutori della cooperazione UE, con evidenti ritorni positivi per il sistema italiano di cooperazione e con un effetto moltiplicatore sia in termini di volume di risorse disponibili per interventi di cooperazione, quanto di visibilità politica: in seno alla stessa UE, presso i paesi partner e presso gli altri donatori.

L’Italia è in prima linea dunque, ma perché lo strumento della cooperazione delegata è ritenuto così importante?

Lo strumento della cooperazione delegata ha un’enorme valenza politica e strategica, dal momento che la gestione di questi progetti aumenta il peso e la visibilità dell’Italia come donatore, sia a livello locale che nell’interlocuzione con le Istituzioni UE e allarga lo spettro di opportunità per il sistema italiano di cooperazione nel suo complesso.

In secondo luogo, ci permette di perseguire una strategia coerente, basata su priorità politiche chiare (ad esempio il nesso tra migrazione e sviluppo e la risposta alle cause profonde delle migrazioni e dell’instabilità) nel quadro della più ampia programmazione degli interventi della Cooperazione Italiana. In questo modo riusciremo anche a potenziare le sinergie tra canale bilaterale e canale UE, tanto sul piano operativo quanto su quello della comunicazione.

Si tratta però di un’opportunità che si traduce anche in una grande complessità a livello operativo e gestionale, soprattutto con riguardo all’armonizzazione rispetto agli standard e ai modelli europei. E’ quindi richiesto un grande impegno, tanto a livello periferico che centrale, da parte delle strutture della DGCS, delle Ambasciate, dell’AICS e dei suoi Uffici all’estero, nonché delle Unità di gestione dei vari Programmi.

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