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Le magliette dell’Arsenal e il turismo in Ruanda: un caso anche per la cooperazione internazionale

Per sponsorizzare il club londinese, Kigali ha sborsato 40 milioni di dollari. Molto di più di quanto investe per lo sviluppo locale. E la metà degli aiuti britannici.

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Buona idea, perché in pochi avrebbero pensato al Ruanda come meta turistica per le vacanze. O cattiva idea, perché un Paese povero invece di costruire scuole, strade e ospedali arricchisce un club calcistico già tra i più ricchi al mondo. Sono opposte le letture della sponsorizzazione ruandese dell’Arsenal, al via tra poche settimane con la Premier League, il campionato inglese. Ma il dibattito forse è di per sé una buona notizia, addirittura un’occasione. Per porsi domande, cercare risposte e soprattutto fare i conti.

Il contratto, anzitutto. Riguarda un messaggio promozionale sulle magliette dei Gunners, costato al Ruanda 40 milioni di dollari, vale a dire 40 volte i fondi investiti dal Paese africano in 158 progetti di “sviluppo comunitario” e soprattutto la metà degli aiuti ricevuti dal governo britannico l’anno scorso. La scritta incriminata, Visit Rwanda, comparirà sulle maniche delle maglie del club londinese per tre stagioni. L’obiettivo sarebbe favorire il turismo, dalla capitale Kigali ai parchi popolati di gorilla alle pendici dei vulcani.

 

 

Il problema? Sia i costi che il principio. Il presidente Paul Kagame, tifoso dell’Arsenal al punto da manifestare sconcerto sui social per un’eliminazione in Europa League, è accusato di sperperare denaro pubblico mentre il Ruanda resta alle prese con povertà ed emergenze umanitarie. Dal genocidio del 1994 è trascorso quasi un quarto di secolo ma ancora oggi, stando alle statistiche, il 37 per cento dei bambini con meno di cinque anni di età soffrirebbe di malnutrizione cronica. Secondo René Mugenzi, oppositore minacciato di morte e costretto all’esilio, tuttora sotto la protezione di Scotland Yard, il vero obiettivo della sponsorizzazione è “promuovere l’immagine di Kagame”, che è al potere dal 2000 ed è stato rieletto nel 2017 con il 98 per cento dei voti. Quanto all’Arsenal, “avrebbe potuto seguire l’esempio del Barcellona, che ha ospitato sulla maglia il logo dell’Unicef a titolo gratuito”.

Ad accusare sono anche organizzazioni non governative e politici europei. Secondo il deputato inglese Andrew Bridgen, il contratto è “un autogol per la cooperazione internazionale”. Meno perentori, ma comunque inquieti, i colleghi olandesi: per ottenere garanzie sull’impiego degli aiuti al Ruanda hanno chiesto al loro governo di avviare un’indagine. E l’Arsenal? Il club assicura di aver effettuato “tutte le verifiche necessarie” e magnifica l’alleanza “con un Paese che beneficia di una delle crescite economiche più robuste d’Africa anche grazie al turismo”.

A chiudere il cerchio è poi il Rwanda Development Board, l’organismo statale firmatario del contratto con i Gunners. “Entro il 2024”, fa sapere in una nota, “i soldi spesi per la sponsorizzazione potrebbero tornare indietro moltiplicati per dieci garantendo il raddoppio dei visitatori ed entrate aggiuntive per 400 milioni di dollari”.

 

 

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