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ph.: Massimiliano De Giorgi

Dal Senegal all’Afghanistan, donne che resistono

A loro è dedicato il Premio Bianca Pomeranzi. Le vincitrici di quest'anno sono Mawa Bamba e Aghele Mohammadi.

Donne che resistono, lottano e possono essere decisive. Protagoniste indispensabili di un mondo meno ingiusto e più sostenibile: un antidoto, dunque, anche ai conflitti e alle guerre. I loro volti e il loro impegno quotidiano sono al centro di due tesi di laurea che sono valse alle autrici il Premio Bianca Pomeranzi, dedicato all’esperta di cooperazione e figura di spicco del movimento femminista scomparsa nel 2023. Le ricercatrici si chiamano Mawa Bamba e Aghele Mohammadi. Vivono entrambe in Italia: Bamba ha origini ivoriane, Mohammadi afghane.

Mawa Bamba – ph.: Massimiliano De Giorgi

Ho lavorato nella regione di Saint Louis, in Senegal, in particolare nei villaggi di Haram e Kenene”, ci dice Bamba, a margine della cerimonia di premiazione, nella sede dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). Nata in Italia da genitori ivoriani, cresciuta a Cuneo, la ricercatrice ha ottenuto una laurea magistrale in Area and Global Studies for International Cooperation dall’Università di Torino con una tesi intitolata Gendered Pathways to Development: Understanding the Role of Women in Agrifood Systems and Food Security in Rural Sub-Saharan Africa”. Bamba sottolinea: “La mia analisi mostra come il tema della parità di genere sia una precondizione per creare sistemi di sviluppo che possono assicurare la sicurezza alimentare in contesti vulnerabili”. Quel che emerge, interviste e dati alla mano, è che il contributo delle donne è cruciale contro la povertà.

Lo conferma anche lo studio di Mohammadi, che affronta il tema dal punto di vista dei diritti umani prima ancora che da quello economico. Originaria della provincia afghana di Ghowr, costretta ancora bambina a trasferirsi in Iran, Mohammadi ha ottenuto una laurea magistrale in Local Development dall’Università di Padova con una tesi dal titolo Invisible Roads: Afghan Women’s Urban Mobility under Taliban Government”.

Aghele Mohammadi – ph.: Massimiliano De Giorgi

Lo studio è basato su interviste e testimonianze raccolte a Kabul. Pagina dopo pagina, anche attraverso disegni e appunti condivisi dalle donne, sono tracciate mappe piene di ostacoli che si frappongono tra la casa e il lavoro. Le donne intervistate non si rassegnano e cercano ogni giorno percorsi alternativi: sono giovani lavoratrici colpite dai divieti introdotti dal governo dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021. “I risultati della ricerca ci mostrano che, nonostante l’immagine spesso proposta dai media, le donne afghane non sono passive”, ci dice Mohammadi. “Non stanno semplicemente aspettando che qualcuno le aiuti; al contrario, resistono ogni giorno, anche solo continuando a occupare lo spazio pubblico, andando al lavoro, cercando un modo per accedere all’istruzione oppure sostenendosi a vicenda attraverso reti di solidarietà”. Secondo la studiosa, “bisogna guardare all’attivismo delle donne afghane attraverso una lente femminista afghana, non occidentale, perché il contesto geografico che studiamo, così come la cultura, la religione e molti altri aspetti, è profondamente diverso”. Quella di Mohammadi è anche una denuncia: “Oggi vediamo che in altre città, come Herat, la situazione continua a peggiorare; perfino le donne che non lavorano, non studiano e rispettano il codice di abbigliamento imposto vengono arrestate per strada, nei bazar”.

Per le vincitrici del Premio Pomeranzi sono previsti tirocini con Aics e con l’organizzazione non governativa Oxfam. Un’opportunità per trasformare la ricerca in esperienza sul campo e dare continuità, attraverso la cooperazione, a un impegno per un mondo con più pari opportunità e meno disuguaglianze.

Biografia
Vincenzo Giardina
Laureato in storia contemporanea, è giornalista professionista. Coordina il notiziario Esteri dell’agenzia di stampa Dire e firma per quotidiani e settimanali, tra cui Il Venerdì di Repubblica, Internazionale, L’Espresso, Huffington Post, L’Osservatore Romano e altri media vaticani. Dopo aver lavorato per l’agenzia di stampa missionaria Misna si è specializzato su Africa, diritti umani, cooperazione internazionale e lotta contro le disuguaglianze. Ha viaggiato molto: dalla Bolivia al Nepal passando per Ucraina, Sahel e Corno d’Africa, anche in contesti segnati da conflitti, fragilità o svantaggio sociale. Collabora con AICS scrivendo sul magazine Oltremare ed è ospite di Radio Rai ed altre emittenti, italiane e vaticane. Coordina corsi di formazione del Parlamento europeo rivolti a giornalisti, è relatore e moderatore di conferenze, e parla anche russo.
www.vincenzogiardina.org
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