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Foto: Marco Simoncelli

Etiopia, nell’Afar riaprono le cliniche veterinarie

Si può ricominciare anche in una regione dove le comunità sono colpite da conflitti armati e cambiamenti climatici. E a raccontare il legame tra salute degli animali, accesso all’acqua e opportunità di vita sono le fotografie

Foto: Marco Simoncelli

Nella foto, in posa, c’è una bambina che ride. Avvolta in un pareo tradizionale, un sanafil verde smeraldo, guarda il fratello più piccolo seduto accanto al papà. La foto restituisce un momento di festa, nella nuova casa di Mohammed Ibrahim Maar. È il segno di come, dopo il conflitto armato che ha costretto tante persone a fuggire, sia possibile tornare e ricominciare.

La foto arriva dal distretto di Yalo, nella regione di Afar, nel nord dell’Etiopia. “Prima della guerra svolgevamo piccoli lavori, poi abbiamo perso tutto”, racconta Ibrahim, 49 anni, seduto accanto alla bambina e ai suoi fratelli. “Ritornare al villaggio è stato difficile, ma poco alla volta le cose sono migliorate: è stato importante il sostegno che abbiamo ricevuto per poter andare al mercato, acquistare i capi di bestiame e il foraggio necessario agli animali per la stagione secca”.

La testimonianza di Ibrahim è raccolta dagli operatori di Lvia, un’organizzazione piemontese che aderisce alla federazione Focsiv. Insieme con Coopi, grazie al finanziamento della Cooperazione italiana, l’ong ha puntato a sostenere le comunità di una delle zone più vulnerabili dell’Etiopia. Dal 2020, infatti, l’Afar ha subito le conseguenze del conflitto cominciato nella vicina regione del Tigray. Le comunità della zona sono a rischio anche per la scarsità e l’irregolarità delle precipitazioni, aggravate dai cambiamenti climatici, con il ridursi delle aree di pascolo e dell’accesso a fonti d’acqua. Ibrahim ha affrontato queste difficoltà insieme agli abitanti del villaggio. “Siamo un’associazione e lavoriamo insieme”, racconta. “Abbiamo costruito una stalla per il parto delle capre; prima, a causa del conflitto, era difficile anche avere del latte: ora invece posso garantire alla mia famiglia tutto ciò di cui ha bisogno”.

Foto: Marco Simoncelli

Ci sono anche pecore, mucche e cammelli: la base di un’economia tradizionale che oggi affronta nuove sfide. Lo conferma Zena Mohammed, un’altra allevatrice intervistata dagli operatori di Lvia nel distretto di Chifra. “Ci siamo riunite in una cooperativa, puntando sulla riproduzione e la vendita di ovini”, dice la donna, evidenziando l’importanza del “capitale iniziale” messo a disposizione dalla Cooperazione italiana. “L’obiettivo è divenire autosufficienti, uscire dalla povertà”.

Tra le novità c’è anche la riapertura di alcune cliniche veterinarie. Gli aggiornamenti sono condivisi da Tesheger Ayalew, coordinatore locale di Lvia. “Forniamo trattamenti veterinari tramite voucher e nel complesso abbiamo raggiunto 2.660 famiglie, provenienti dalle comunità più vulnerabili”, riferisce Tesheger. “Abbiamo consegnato anche attrezzature e kit a otto cliniche che erano chiuse a causa dei conflitti: ora sono operative e garantiscono i servizi per il bestiame della comunità”.

A fornire ulteriori elementi è Andrea Bassone, desk officer di Lvia, presente nell’Afar dal 2014. “Il nostro intervento si concentra su tre direttrici strategiche essenziali”, spiega a Oltremare: “L’accesso sicuro e sostenibile all’acqua per uso umano, agricolo e zootecnico, la protezione e riabilitazione del capitale naturale e la diversificazione dei mezzi di sussistenza, indispensabile per offrire un’alternativa economica, soprattutto ai giovani e alle donne locali”.

Andrea Canneti, responsabile programmi di Coopi, si concentra sul distretto di Chifra. Secondo il cooperante, “il benessere del bestiame, composto soprattutto da capre, bovini e cammelli, con un totale di 8.409 capi nei tre villaggi target, è strettamente legato alla sopravvivenza delle comunità locali”. Nella zona, l’obiettivo è garantire acqua pulita e sicura a 10.700 persone e sostenere l’allevamento. “Accanto al potenziamento dei sistemi idrici”, sottolinea Canneti, “sono state realizzate e riabilitate vasche per l’abbeveraggio nei villaggi di Kile e Semsem”.

Foto: Marco Simoncelli

Allarga lo sguardo Michele Morana, direttore della sede di Aics ad Addis Abeba. In primo piano, nella sua analisi, ci sono i nessi tra le dimensioni ambientali e sociali. “L’Afar ha dovuto affrontare negli ultimi anni una combinazione di eventi critici”, spiega Morana a Oltremare: “Da un lato, gli effetti degli shock climatici ricorrenti, che hanno compromesso i mezzi di sussistenza delle comunità pastorali; dall’altro, i fattori che hanno contribuito ad aumentare la vulnerabilità sul piano umanitario”. Secondo il direttore, il sistema dei voucher veterinari sta rafforzando i servizi di salute animale e le opportunità per le comunità. Di speranza e impegno parla anche un’altra foto, scattata a Chifra: Zena Mohammed e le allevatrici della cooperativa guardano l’obiettivo e si abbracciano.

Biografia
Vincenzo Giardina
Laureato in storia contemporanea, è giornalista professionista. Coordina il notiziario Esteri dell’agenzia di stampa Dire e firma per quotidiani e settimanali, tra cui Il Venerdì di Repubblica, Internazionale, L’Espresso, Huffington Post, L’Osservatore Romano e altri media vaticani. Dopo aver lavorato per l’agenzia di stampa missionaria Misna si è specializzato su Africa, diritti umani, cooperazione internazionale e lotta contro le disuguaglianze. Ha viaggiato molto: dalla Bolivia al Nepal passando per Ucraina, Sahel e Corno d’Africa, anche in contesti segnati da conflitti, fragilità o svantaggio sociale. Collabora con AICS scrivendo sul magazine Oltremare ed è ospite di Radio Rai ed altre emittenti, italiane e vaticane. Coordina corsi di formazione del Parlamento europeo rivolti a giornalisti, è relatore e moderatore di conferenze, e parla anche russo.
www.vincenzogiardina.org
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