Condividere per crescere: a L’Avana iniziative per lo sviluppo locale sostenute dalla Cooperazione italiana
Nei mesi della sua gravidanza, Nayih ha capito di trovarsi di fronte a un nuovo punto di partenza. Tutto è nato da un’improvvisa voglia di frutta: un desiderio semplice che l’ha portata a riflettere su quante altre persone avrebbero voluto alimentarsi con succhi e cibi a base di frutta.
Nel suo quartiere di Casablanca, nella capitale cubana, le opzioni per acquistare questi prodotti a un prezzo accessibile e a km zero erano pochissime. Ha così avviato il suo progetto di sviluppo locale[1], un’impresa con un’importante vocazione comunitaria.

Crediti: UNDP Cuba e AICS L’Avana
I dolci e i succhi che produce oggi vengono forniti a diverse strutture della sanità pubblica del municipio — come el hogar materno[2] e il centro vaccinale — e sostengono le attività dei laboratori teatrali per bambini. Un impatto fondamentale per questa zona della città, la cui posizione geografica limita l’accesso ai principali centri culturali e commerciali dell’urbe.
“Volevamo creare qualcosa che fosse accessibile alle donne in gravidanza, agli anziani, ai giovani; che potesse accompagnare tutte le fasi della vita. Dopotutto, viviamo in un paese con condizioni ideali per la coltivazione della frutta”, spiega Nayih Batista.
Come questa, altre nove iniziative sono sostenute a L’Avana con attrezzature e forniture per potenziare i loro servizi, nell’ambito dell’Iniziativa “Localizzando l’Agenda 2030[3]” gestita in alleanza con l’Istituto Nazionale di Ricerche Economiche del Ministero dell’Economia e della Pianificazione di Cuba, i governi locali e territoriali del paese e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), con il supporto della Cooperazione italiana attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Il progetto valorizza e consolida l’esperienza decennale della Piattaforma Articolata per lo Sviluppo Integrale Territoriale (PADIT), sostenuta dalla Cooperazione Italiana e da altri partner internazionali a Cuba. PADIT rappresenta un autentico caso di successo, essendosi evoluto da semplice progetto a una delle politiche pubbliche sullo sviluppo locale più apprezzate nel Paese.
A diversi chilometri da Casablanca, nel municipio di Guanabacoa a sud-est della città, Gabriel Pérez mostra che non ci sono limiti alla sperimentazione con le farine artigianali.

Crediti: UNDP Cuba e AICS L’Avana
Nel 2022 ha iniziato a produrre cibi a km zero a partire da farine autoprodotte di riso, manioca, platano e cocco, usandole come alternative al grano nella panificazione e nella pasticceria.
Il grano viene in gran parte importato nel paese e molti dei suoi derivati contengono glutine, una sostanza a cui un’ampia fetta della popolazione è intollerante. I prodotti realizzati da Gabriel e dalle lavoratrici della sua impresa sono molto richiesti da persone celiache e in contesti in cui, per ragioni nutrizionali, c’è forte domanda di queste alternative.
“Per noi la priorità è essere buoni vicini”, dice Gabriel Pérez. “Aiutiamo la comunità condividendo le risorse che produciamo nella nostra fattoria: doniamo olio di cocco, utile come coadiuvante per sanare le ustioni, amido di manioca, un toccasana per la pelle dei neonati, creiamo posti di lavoro e insegniamo le nostre tecniche di essiccazione solare”.
Con le risorse fornite dalla Cooperazione Italiana, Gabriel spiega che l’impresa riesce a produrre farine di qualità superiore e con una grana più fine in minor tempo. Questo ha permesso loro di raddoppiare l’offerta ai fornitori locali, ponendo le basi per nuove collaborazioni di filiera in una zona a forte vocazione agricola.
“In futuro ci piacerebbe rendere questa piccola fattoria del tutto autosufficiente e condividere con i vicini alcuni sistemi, come il pompaggio e la potabilizzazione dell’acqua”, aggiunge Gabriel, attualmente al lavoro anche sullo sviluppo di prodotti per l’alimentazione animale.
Nel frattempo, mentre offre un bicchiere di guarapo (il succo spremuto dalla canna da zucchero coltivata nel cortile), Nayih racconta del suo impegno nel censimento locale per individuare le persone affette da patologie nutrizionali o diabete.
“L’idea è che, grazie a queste nuove attrezzature, si possano diversificare le linee di produzione e rispondere ai bisogni dei gruppi vulnerabili del mio municipio e, in futuro, di tutta la città”, afferma.

Crediti: UNDP Cuba e AICS L’Avana
Durante la pandemia, mentre sperimentavano colture urbane tra le mura domestiche, Oliesky e Mónica hanno scoperto il potenziale dei micro-ortaggi per un’alimentazione sana. È nato così Enparalelo, un progetto cresciuto fino a coinvolgere sempre più persone e a trasformarsi in una vera e propria iniziativa di sviluppo locale.
Con l’obiettivo di riavvicinare la città alla produzione alimentare, aspirano a insegnare alle persone a coltivare il proprio cibo in casa e a diffondere questa pratica in ogni quartiere, creando una rete di micro-unità produttive.
In questo percorso hanno ideato “El Timbal”, un modulo itinerante dotato di luci, vaschette e scaffali metallici che garantisce le condizioni ideali per la coltivazione al chiuso dei micro-ortaggi: un laboratorio mobile per condividere competenze e stimolare la cittadinanza all’autoproduzione.
“Puntiamo a generare un impatto educativo, affinché le persone scoprano i benefici dei micro-ortaggi e li inseriscano nella propria dieta, considerando anche che i cicli produttivi sono brevissimi — appena una settimana — e richiedono pochissime risorse”, spiega Oliesky Fabre, cofondatore di Enparalelo.
I micro-ortaggi, con una concentrazione di vitamine e minerali da 5 a 40 volte superiore rispetto alle piante adulte, non sono soltanto straordinariamente nutritivi: creano opportunità economiche e rafforzano l’economia circolare nei contesti urbani.
Piccole storie moltiplicate in tutto il paese
Così come quelle di Nayih e Gabriel, altre 106 iniziative sono state sostenute nel paese dalla Piattaforma Articolata per lo Sviluppo Integrale Territoriale, grazie al supporto della Cooperazione Italiana e Internazionale, per promuovere lo sviluppo sostenibile delle comunità locali.
“Sostenere queste iniziative di sviluppo locale ha richiesto un grande impegno”, riferisce Mailé Báez, direttrice ad interim dell’Istituto Nazionale di Ricerche Economiche. “È un modello estremamente dinamico per rafforzare l’economia su scala locale, valorizzare l’identità comunitaria e migliorare la qualità della vita in modo inclusivo e sostenibile”.
Da Guane (Pinar del Río) fino a Baracoa (Guantánamo), queste piccole azioni hanno permesso di attivare preziose nicchie di sviluppo grazie a persone convinte che non ci sia vera crescita se non ci si muove insieme.
