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A Malindi da 20 Paesi dell’Africa. La cooperazione è spaziale

Dall’assemblaggio dei cubesat, satelliti miniaturizzati utili anche a monitorare i cambiamenti climatici, fino alle nuove frontiere del diritto. Specializzazioni al centro dei nuovi corsi di formazione al Centro Luigi Broglio, spiega Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia spaziale italiana

Giovani italiani alla scoperta di un’altra Malindi. Studenti e non turisti, che alle acque turchesi e alla barriera corallina della costa keniana sull’Oceano Indiano, “buen retiro” per una comunità italiana di circa 3mila persone, hanno preferito il Centro spaziale Luigi Broglio, con le sirene che segnalano il ruotare delle antenne.

Un’eccellenza italiana, nata proprio qui grazie alla vicinanza all’equatore e da subito proiettata nel futuro, già negli anni Sessanta del secolo scorso e ancora oggi, al tempo del Piano Mattei per l’Africa.

Ed è forse un segno che oggi, in una mattinata illuminata dal sole, dall’Italia non arrivino turisti, ma studenti. Sono vincitori di borse offerte dal Lumsa University Africa Center (Luac), un progetto ideato dall’ambasciatore Pietro Sebastiani, membro del consiglio di amministrazione dell’ateneo romano: l’obiettivo è favorire una conoscenza del continente al di là di stereotipi spesso penalizzanti.

È il posto giusto, Malindi, ex villaggio di pescatori divenuto paradiso turistico. La popolarità del luogo non è cominciata con il Billionaire, il resort fronte mare di Flavio Briatore, ma grazie a quella che all’epoca si chiamava Base San Marco e oggi è il Centro spaziale Luigi Broglio. Furono infatti i suoi ingegneri a far girare il passaparola sulla bellezza della zona.

Oggi la struttura è gestita dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) e dall’Agenzia spaziale keniana (Ksa). Ad accoglierli, gli studenti della Lumsa hanno trovato personale keniano che giorno e notte sorveglia la struttura. Non c’è da stupirsi: siamo a quasi un’ora di automobile da Malindi, lungo la direttrice che porta alla frontiera con la Somalia, una zona caldissima dell’Africa, che negli anni ha conosciuto restrizioni e particolari misure di sicurezza. Nonostante un cuoco che serve fettuccine al ragù, il Centro non è insomma un paradiso per turisti, pur occupandosi di cieli: riceve dati satellitari e di telemetria cruciali per l’osservazione della Terra e dell’universo, condivisi poi con le agenzie spaziali di mezzo mondo.

A rispondere alle domande dei giovani è il professor Giancarlo Santilli, responsabile del Centro. “Nacque sotto la gestione dell’università La Sapienza di Roma”, spiega. “La sua storia è legata a Luigi Broglio, generale dell’aeronautica originario di Mestre, professore e pioniere: fu lui a scegliere il sito, che per la vicinanza all’equatore era ideale per il lancio di satelliti nello spazio”. Allo scienziato, scomparso nel 2001, è dedicato un museo. Qui si può visitare la sala di controllo utilizzata per la prima volta nel 1967: grazie a una collaborazione con la Nasa, l’Italia era già divenuta il terzo Paese al mondo a lanciare autonomamente un satellite in orbita dopo Stati Uniti e Urss. Enrico Mattei era morto da alcuni anni. Era stato però proprio lui, con la sua Eni, a donare a Broglio la piattaforma petrolifera Santa Rita, la santa delle cose impossibili: come quei lanci che si ripeterono senza errori proprio qui di fronte, dal “segmento marino” della Base. Oggi, oltre il museo, superata una cappella dove il professore era solito pregare davanti a un crocifisso illuminato dai riflessi del mare, c’è un cantiere. Per avere dettagli e un quadro d’insieme chiediamo al professor Teodoro Valente, il presidente di Asi. “È in costruzione”, spiega, “un polo multifunzionale della nostra Scuola internazionale in discipline spaziali, un’iniziativa condivisa con l’Agenzia spaziale keniana e già lanciata durante una visita al Centro del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2023”. Saranno realizzati laboratori più grandi e attrezzati, che accoglieranno giovani provenienti non solo dal Kenya, ma da una ventina di Paesi dell’Africa. “Il primo corso, in diritto spaziale, organizzato con l’Ufficio delle Nazioni Unite Unoosa, partirà a fine anno”, annuncia Valente. “Ci sarà un’offerta ampia, per rispondere alle richieste dei Paesi del continente”.

L’obiettivo è fare del Centro un hub di formazione. Un grande progetto fatto anche di piccoli cubi. Si chiamano cubesat e sono satelliti miniaturizzati di dieci centimetri per lato. Leggeri e resistenti, sono dotati di pannelli solari e computer di bordo. “Un sistema low-cost per portare in orbita piccoli payload scientifici”, sintetizza Valente. “Permettono di raccogliere dati utilizzati anche per il monitoraggio agricolo e dei cambiamenti climatici o nella gestione dei disastri naturali”. I corsi di cubesat saranno un punto di forza, con assemblaggio e test in aula su vibrazioni e carichi.

Si torna al Piano Mattei, nello spirito di Broglio. “I Paesi africani non saranno solo destinatari dei corsi, ma attori coinvolti appieno”, sottolinea Valente. “Potranno contribuire con esperti, infrastrutture e competenze, per una partnership totale”.

Biografia
Vincenzo Giardina
Laureato in storia contemporanea, è giornalista professionista. Coordina il notiziario Esteri dell’agenzia di stampa Dire e firma per quotidiani e settimanali, tra cui Il Venerdì di Repubblica, Internazionale, L’Espresso, Huffington Post, L’Osservatore Romano e altri media vaticani. Dopo aver lavorato per l’agenzia di stampa missionaria Misna si è specializzato su Africa, diritti umani, cooperazione internazionale e lotta contro le disuguaglianze. Ha viaggiato molto: dalla Bolivia al Nepal passando per Ucraina, Sahel e Corno d’Africa, anche in contesti segnati da conflitti, fragilità o svantaggio sociale. Collabora con AICS scrivendo sul magazine Oltremare ed è ospite di Radio Rai ed altre emittenti, italiane e vaticane. Coordina corsi di formazione del Parlamento europeo rivolti a giornalisti, è relatore e moderatore di conferenze, e parla anche russo.
www.vincenzogiardina.org
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