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Forum euromediterraneo dell’acqua: cosa resta dopo La Nuvola

Quattro giorni a Roma, oltre 5.000 iscritti e una dichiarazione approvata da tutti i 43 paesi dell'Unione per il Mediterraneo. I soldi, però, devono ancora arrivare.

Per la prima volta l’acqua del Mediterraneo è stata al centro della discussione geopolitica ed economica dei paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Si è chiuso l’EuroMediterranean Water Forum venerdì 2 ottobre alla Nuvola di Roma, dopo quattro giorni di lavori, oltre 5.000 iscrizioni, circa 700 relatori e più di cento tavole rotonde e workshop. L’evento, promosso dal Comitato italiano One Water, l’Unione per il Mediterraneo (UfM) e l’Istituto mediterraneo dell’acqua di Marsiglia, con il sostegno della Farnesina attraverso il CIHEAM Bari e l’Arab Water Council come partner, ha ricordato alla platea di imprese, organizzazioni governative, diplomatici, società civile la rilevanza dell’acqua per lo sviluppo regionale. Il punto di partenza era noto. Nell’area oltre 180 milioni di persone vivono in povertà idrica e altri 60 milioni in stress idrico, mentre il Mediterraneo si riscalda il 20% più in fretta della media globale. Agire in maniera concertata diventa chiave di sicurezza nazionale, stabilità geopolitica, sviluppo sociale ed economico

Una dichiarazione da 43 firme

Il risultato politico più pesante è arrivato alla vigilia del Forum. Il 28 settembre la seconda Ministeriale UfM sull’acqua, co-presieduta dalla commissaria europea Jessika Roswall e dal ministro giordano dell’Acqua Raed Abu Saoud, ha adottato per consenso una storica Dichiarazione sull’acqua. L’hanno approvata tutti i 43 Stati membri, paesi arabi e Israele compresi: è la prima dichiarazione ministeriale dell’UfM dopo il 7 ottobre, e non è un dettaglio.

Il testo aggiorna quello di Malta del 2017 e lancia la Rome Initiative on Water. Serve a trasformare gli impegni in progetti finanziabili: rafforzare le amministrazioni, preparare e finanziare i progetti, scambiare esperienze tra paesi. «L’acqua può diventare un terreno concreto di fiducia, solidarietà e cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo», ha detto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani.

La Rome Initiative, richiamata al punto 21 della Dichiarazione (qui disponibile in lettura integrale), punta a mobilitare investimenti e assistenza tecnica, favorendo partenariati transfrontalieri, sviluppo delle competenze, scambio di conoscenze e preparazione dei progetti. Il modello indicato è quello della Blue Mediterranean Partnership dell’UfM: una piattaforma chiamata a connettere e coordinare iniziative esistenti, aumentandone impatto e visibilità. Il nodo è anche finanziario: se l’accesso ai servizi idrici, igienico-sanitari e di igiene è migliorato in parte della regione, la sostenibilità economica dei sistemi non è ancora garantita in molti paesi.

Soldi, regole, dati

Al CEO Water Summit, aperto dall’inviata speciale ONU per l’acqua Retno Marsudi, il tema era il denaro. Marco Pastorello, Chief Transformation Officer di ACEA, ha ricordato che «ogni miliardo investito nel settore idrico genera 1,3 miliardi di PIL e 32.000 nuovi posti di lavoro a livello globale». Ha citato anche un rapporto del World Economic Forum che stima in 6.500 miliardi di euro il divario di investimenti nelle infrastrutture idriche da colmare entro il 2040.

Sulle regole, il 29 settembre WAREG e INBO hanno firmato un memorandum per collegare la regolazione economica dei servizi idrici alla pianificazione dei bacini fluviali. Sul fronte italiano, al Water Festival di Utilitalia 64 gestori del servizio idrico, che servono quasi 42 milioni di persone (il 71% della popolazione), hanno firmato il Water Resilience Pact. ANBI e Schneider Electric hanno siglato un’intesa sull’innovazione nei consorzi di bonifica, e la Fondazione CIMA ha presentato IT-WATER, scenari idrici nazionali ad alta risoluzione fino al 2070.

La presidente del Comitato One Water, Maria Spena, ha chiuso con una sintesi: da La Nuvola arriva «una spinta forte per fare del Mediterraneo il principale hub della resilienza idrica», e il filo dei lavori è stato «una chiara richiesta di un programma d’azione sull’acqua che coinvolga tutti i settori». Materia Rinnovabile, media partner del Forum, ha curato due track, dedicate a governance e intelligenza artificiale.

La squadra Italia

Sul fronte della cooperazione l’Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo ha promosso una serie di side event sulla cooperazione e l’innovazione per la gestione sostenibile delle acque transfrontaliere. Come il panel “Beyond Borders – Cooperazione e innovazione per la gestione sostenibile delle acque transfrontaliere”, che ha visto la partecipazione Marco Rago, Inviato Speciale per le politiche internazionali dell’acqua del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e del  Direttore AICS Marco Riccardo Rusconi. Partecipato anche il panel “Water & Gender – La sfida dell’uguaglianza nell’accesso alle risorse idriche” con al centro del confronto, l’accesso fisico ed economico alle risorse idriche da parte di donne e ragazze e il loro ruolo nella gestione e nella governance dell’acqua, in particolare nei contesti maggiormente esposti a crisi climatiche e sociali.

CDP, knowledge partner del gruppo di lavoro sulla finanza idrica, ha presentato il panel «Blue Finance and Blue Investments for Water» con il presidente Giovanni Gorno Tempini e una sessione con le banche multilaterali e di sviluppo, dalla Banca mondiale alla BEI. Ha anche presentato la rete DialMed, che riunisce istituzioni finanziarie di sviluppo di Francia, Italia, Marocco e Tunisia, e i progetti idrici del Piano Mattei. «L’acqua è una questione centrale per il futuro del Mediterraneo», ha detto Gorno Tempini. Il Piano Mattei destina 5,5 miliardi di euro a progetti di sviluppo, tra cui le infrastrutture idriche.

«Nessun paese può farcela da solo»

La lettura più lucida del Forum l’ha data Retno Marsudi, prima inviata speciale del Segretario generale ONU per l’acqua e già ministra degli Esteri indonesiana. Intervistata a Roma da Materia Rinnovabile, parte dalla geografia: «nei disastri legati all’acqua, come le siccità nei bacini idrografici, il più delle volte il problema è transfrontaliero». Da qui la conclusione, che è anche la morale della Dichiarazione UfM: «Nessun paese può affrontare da solo le sfide idriche».

Sull’architettura multilaterale Marsudi è meno diplomatica del previsto. L’acqua, dice a Materia Rinnovabile, «è un tema trasversale alle tre Convenzioni» su clima, biodiversità e desertificazione: le subisce tutte e offre soluzioni a tutte. E aggiunge: «In realtà l’acqua è già integrata nelle tre agende, anche se un po’ in ritardo». Nella sua lettura non manca un meccanismo di governance: è mancata la rapidità nel riconoscere quanto l’acqua sia centrale. Il metodo che propone è rovesciare il tavolo: «Invece di far parlare di acqua gli esperti d’acqua, invitiamo esperti di agende diverse», dalla salute al clima, dalla biodiversità alle questioni di genere.

Poi la prossima tappa dei negoziati. «La conferenza UN Water 2026 sarà la prima a parlare specificamente dell’SDG 6», l’obiettivo ONU su acqua e servizi igienici, con attenzione ad azioni concrete, competenze, finanza e investimenti. Alla domanda se all’ONU serva una casa istituzionale più forte per l’acqua, Marsudi ricorda che a decidere sono i paesi, e che se ne discuterà in un dialogo interattivo dedicato. Nel frattempo, per lei, bisogna «concentrarsi sull’aspetto più immediato su cui dobbiamo lavorare: le azioni sul terreno». Le conferenze del 2023, 2026 e 2028 non sono alternative ma tappe di un percorso che deve portarci «a un progresso lineare da una conferenza all’altra».

Dopo Roma

«Il Forum non si esaurisce il 2 ottobre», afferma il direttore di OneWater Emilio Ciarlo. Le tappe sono già in calendario: la COP31 di Antalya a novembre, poi a dicembre la conferenza ONU sull’acqua di Abu Dhabi. Nel 2027 l’IAHR porterà le priorità di città e autorità di bacino al suo congresso mondiale di Bari, dal 28 giugno al 2 luglio. Nel 2028 è prevista una nuova conferenza ONU.

A Roma il Mediterraneo ha dimostrato di saper scrivere in una dichiarazione la frase di Marsudi. Ora deve dimostrarla nei bilanci: del fondo mediterraneo per l’acqua multi-donatore annunciato a giugno, non c’è traccia. Sarà l’incontro Onu di Abu Dhabi il momento della verità?

Biografia
Emanuele Bompan
Giornalista ambientale e geografo. Si occupa di economia circolare, cambiamenti climatici, green-economy, politica americana. È Direttore della rivista Materia Rinnovabile, collabora con testate come La Stampa, Nuova Ecologia e Oltremare. Ha scritto l’Atlante geopolitico dell’Acqua (2019), Water Grabbing – le guerre nascoste per l’acqua nel XXI secolo (2018), Che cosa è l’economia circolare (2017). Ha vinto per quattro volte l’European Journalism Center IDR Grant, una volta la Middlebury Environmental Journalism Fellowship, una volta la Google DNI Initiative ed è stato nominato Giornalista per la Terra nel 2015.
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