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La pandemia può essere anche un’occasione. Voci dal Festival Asvis

Come il Covid-19 spinge a ripensare l'impegno per lo sviluppo sostenibile. Puntando sulle alleanze e il ruolo degli organismi internazionali

La pandemia e’ un’occasione da non perdere per rilanciare, pur tra difficolta’ e nuove poverta’, la cooperazione internazionale e l’impegno per l’Agenda 2030: e’ il messaggio arrivato da un incontro del Festival dello sviluppo sostenibile dal titolo ‘Condividere le conoscenze per l’accesso alla scienza, alla tecnologia e all’innovazione per il benessere delle persone e del pianeta’.

A parlare di opportunita’ e’ stata subito la viceministra degli Esteri Emanuela Claudia Del Re, secondo la quale l’Italia ha fatto del partenariato “una propria bandiera”. “Siamo il sesto donatore assoluto per l’alleanza per i vaccini Gavi e il nono per il Fondo globale per lotta ad aids, tubercolosi e malaria” ha  detto Del Re. In evidenza gli stanziamenti veicolati attraverso l’Access to Covid-19 Tools Accelerator, un’iniziativa che da marzo coinvolge stakeholder pubblici e privati. “Abbiamo annunciato 400 milioni di euro per la cooperazione internazionale – ha detto la viceministra – che distribuiamo ad enti come Cepi, Gavi e Oms, riferimento fondamentale per questo tipo di finanziamenti”.

Secondo Luca Maestripieri, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), “il multilateralismo non e’ affatto in crisi”. La tesi, ribadita in un’intervista con la ‘Dire’ a margine dell’incontro, e’ che “la crisi sanitaria ha mostrato come nell’ambito dei partenariati il ruolo delle organizzazioni internazionali sia fondamentale”. Durante il dibattito e’ tornato come riferimento l’Obiettivo dell’Agenda 2030 numero 17, quello che chiede di “rafforzare il partenariato mondiale e i mezzi di attuazione per lo sviluppo sostenibile”.

È la prospettiva adottata da Vincenzo Racalbuto, titolare della sede di Aics a Khartoum, che in collegamento video dalla capitale sudanese ha evidenziato pero’ pure rischi e difficolta’. “Nel Paese 50 o 60 ospedali privati hanno chiuso perche’ in tempi di Covid non avevano materiali di protezione” ha calcolato: “Inevitabilmente, l’accesso ai servizi sanitari si e’ ridotto molto”. L’altro nodo, come in altre regioni dell’Africa, e’ economico. Secondo Racalbuto, “cinque milioni di emigrati della diaspora sudanese inviavano tre miliardi di dollari l’anno ma nel 2020 il flusso si e’ ridotto a 500 milioni, appena un sesto di prima”. Il risultato, sin d’ora, e’ “un grave impatto sulla poverta'”. La situazione del Sudan e’ rivelatrice rispetto all’importanza di partenariati e cooperazione. “Il Paese aveva solo un laboratorio di virologia, a Khartoum, che faceva 50-60 test, un numero irrisorio” ha ricordato Racalbuto. “Ora ne abbiamo fatti installare altri due, negli Stati di Kassala e Port Sudan, aumentando la capacita’ diagnostica”. Sullo sfondo un altro nodo difficile da sciogliere, relativo alla difficolta’ per Khartoum di importare forniture e kit sanitari essenziali, come ad esempio quelli Genexpert. “Sono tutte prese dagli Stati Uniti o da altri Paesi” denuncia Racalbuto. Convinto che una via da percorrere possa essere la creazione di un “procurement office”, una centrale per gli acquisti che garantisca un percorso privilegiato di approvvigionamenti per l’Africa.

Foto dal profilo Twitter di Emanuela Del Re

Di percorsi possibili e pure di criticita’ hanno detto anche altri relatori. Secondo Emilio Ciarlo, responsabile comunicazione e relazioni istituzionali di Aics, per l’Africa potrebbero derivare rischi da un posticipo della messa in opera del Trattato di libero commercio siglato a Kigali nel 2018. “Ci saranno ripercussioni economiche” ha detto il dirigente. In primo piano nel suo ragionamento anche il tema della cooperazione “circolare” e “di ritorno”, di come cioe’ l’impegno di aiuto internazionale va letto come processo “win-win” e non come rapporto tra un donatore e un beneficiario. Tra gli esempi menzionati la lotta contro ebola, con protocolli messi a punto dall’ong Emergency in Sierra Leone che sono stati poi base di riferimento durante la pandemia di Covid-19 in Italia.

La chiusura e’ per Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) organizzatrice del Festival. “Cancellare il debito che grava sui Paesi piu’ poveri – ha detto – e’ un contributo di giustizia e per questo va posto sul tavolo del G20”. L’Italia, prossimo presidente di turno, e’ avvisata. Del Re ha assicurato che si fara’ trovare pronta.

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